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E LA CHIAMANO GIUSTIZIA

Leggo in un trafiletto del Corriere della Sera: «Ieri prima uscita, a sorpresa, di Cesare Previti, l’ex ministro di Forza Italia condannato in via definitiva a 6 anni per corruzione e adesso agli arresti domiciliari. Il giudice gli ha concesso il permesso di uscire (purché non lasci Roma) tutti i giorni dalle 10 alle 12. Previti ha fatto una passeggiata, prima di mezzogiorno, da Piazza Farnese, dove abita, sul Lungotevere. Intorno a lui si è formato rapidamente un drappello di curiosi e di fotografi. L’onorevole era accompagnato dalla sua scorta e da alcuni conoscenti». Onorevole?? La sua scorta?? E i fotografi, che cosa ci facevano lì? Capisco – si fa per dire - i curiosi, passanti casuali, ma i fotografi? Si erano appostati lì perché è interessante fotografare un delinquente?
Leggo poi di Naomi Elisabeth Costa, che il 24 aprile ha annegato nella vasca da bagno la figlia di un anno (episodio difficilmente ipotizzabile come incidente, visto che il bagno glielo aveva già fatto un paio d’ore prima). «Contro di lei ci sono gravi indizi che fanno pensare che potrebbe reiterare il reato». È stata messa agli arresti domiciliari.
Leggo inoltre del signor Filippo Giovanni di Cara, condannato a 12 anni per l’omicidio della moglie. Ne ha scontati 6 e poi l’hanno fatto uscire, affidandolo ai servizi sociali. Lui è andato a cercarsi un’altra moglie, l’ha sposata e l’ha ammazzata.
Leggo anche che il film su Giovanni Falcone e sulla sua titanica lotta contro la mafia non verrà trasmesso prima del prossimo autunno perché in esso compare anche il personaggio di tale Paolo Borsellino, fratello di una signora che è candidata alle elezioni, e pertanto la trasmissione del suddetto film violerebbe la par condicio, favorendo la signora in questione che di quel tritolo potrebbe indebitamente e proditoriamente avvantaggiarsi.
Leggo infine che i genitori di Jennifer hanno voluto far pubblicare a tutta pagina in un quotidiano locale la foto del cadaverino del bimbo della povera ragazza, estratto dal suo corpo per eseguire l’autopsia. Molte, anche in ambiente cattolico, le critiche. Ma anche qualche approvazione: per sensibilizzare, dicono. Per fare riflettere. Per fare capire.
Io nel frattempo, se permettete, e con rispetto parlando, mi sarei leggermente rotta le palle.

barbara

Pubblicato il 14/5/2006 alle 0.15 nella rubrica Diario.

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