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CONSIDERAZIONI

La scadenza sarebbe stata ieri, ma c’erano già due post e non mi va di strafare, perciò ne parlerò oggi. Della vicenda Moro, naturalmente. La prima considerazione riguarda un timore diffuso, nei giorni fra il sequestro e il ritrovamento del cadavere: il timore di una devastante destabilizzazione, nel caso lo avessero ucciso, il che portava alcuni a non essere del tutto contrari all’idea di una trattativa. Poi lo hanno effettivamente ucciso e non c’è stata alcuna destabilizzazione, lo stato ha retto benissimo e tutto è continuato esattamente come prima. La seconda considerazione riguarda le conseguenze del rifiuto di trattare con i terroristi: non abbiamo trattato, non abbiamo pagato, lo hanno ucciso ma poi non hanno più rapito e ucciso nessun altro politico: constatato che il giochino non rende, lo hanno abbandonato. In Iraq si è invece scelto di trattare e pagare: la conseguenza è stata che i sequestri si sono moltiplicati e il prezzo è via via aumentato. Ricordo anche l’intervista a Gianni Bulgari, il primo rapito (o uno dei primi) a scopo di estorsione: c’è una sola soluzione, diceva: bloccare i beni della famiglia e impedirle di pagare. Se il sequestro non rende, smettono di farne. Il suo suggerimento non è stato recepito se non molti anni dopo, e in quegli anni i sequestri sono stati praticamente all’ordine del giorno. Non credo occorra che tragga le conclusioni, perché sono già chiarissime da quanto esposto sopra.

barbara

Pubblicato il 10/5/2006 alle 16.34 nella rubrica Diario.

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