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SOMALIA, CONSIDERAZIONI POSTUME 5

Una delle cose più sconcertanti, per noi di cultura “occidentale”, era la percezione del tempo. Per noi “domani” significa fra 24 ore, oppure nell’arco di tempo che va dalla prossima mezzanotte alla mezzanotte successiva; “la settimana prossima” significa il primo giorno che arriva con lo stesso nome del giorno di oggi, oppure nell’arco di tempo che va dal prossimo lunedì alla domenica successiva. In Somalia le due espressioni significavano, rispettivamente, “dopo oggi” e “dopo questa settimana”. Quanto dopo, questo lo sapeva solo Dio. E non c’era mediazione o compromesso possibile: discussioni interminabili si snodavano con i vari artigiani, noi incapaci di farci una ragione del fatto che la merce non fosse ancora pronta, visto che IERI aveva detto chiaramente DOMANI; loro increduli di fronte alla nostra pretesa di avere la merce OGGI, quando loro, chiaro come il sole, avevano detto DOMANI. Così mi è accaduto di partire a dicembre senza la collana che avevo ordinato in agosto e che sarebbe stata pronta la settimana prossima. E di lasciare da un sarto la stoffa per un vestito da ritirare, anch’esso, la settimana prossima. Due settimane prima della partenza (e tre mesi dopo aver portato la stoffa), l’avevo avvertito: «Guarda che fra due settimane torno in Italia». «Allora vieni domani». Ero andata dopo tre giorni, e poi dopo altri due giorni, e poi dopo altri due giorni ... Tre giorni prima della partenza ho trovato la stoffa tagliata, ma non cucita: «Vieni domani», e io tra baule da riempire e portare all’aeroporto per la spedizione e valigie da fare e casa da svuotare e tutto il resto, sono tornata il giorno dopo, e quello dopo ancora, ripetendo: «Guarda che fra tre giorni parto» e «Guarda che fra due giorni parto» e «Guarda che domani parto». «Domani». «No, amico, non c’è più nessun domani: stasera alle undici sono sull’aereo, e domani mattina alle sette sono in Italia». Ci è rimasto malissimo: non si aspettava assolutamente che gli facessi un tiro simile, non si aspettava che potessi essere così perfida da privarlo del suo tempo, non si aspettava che avessi l’ardire di appropriarmi del suo domani. Ho paura che non me l’abbia mai perdonata.



barbara

Pubblicato il 17/3/2006 alle 0.12 nella rubrica Diario.

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