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POLACCHI E NO

La signora Anna Barbara Pastuszka, polacca, scrive al Corriere della Sera la seguente lettera:

Caro Romano, vorrei esporre una questione che offende profondamente noi polacchi: spesso, sui mezzi di informazione italiani si definisce Auschwitz, famigerato campo di stermino nazista, con la dizione «lager polacco». L’espressione non è solo semanticamente ambigua, essendo anche del tutto falsa. Auschwitz, infatti, dopo l’annessione del 1939, era parte integrante del territorio del Terzo Reich. Dopo lo scellerato patto Ribbentrop-Molotov, la Polonia, occupata e spartita fra nazisti e sovietici, non esisteva più come nazione. Auschwitz, dunque, anche geograficamente apparteneva al Terzo Reich. Di nostro, in quel lager ci furono soltanto migliaia di vittime polacche, fra cui Massimiliano Kolbe.

E tre milioni di ebrei polacchi no, eh? Gli ebrei polacchi non meritano la qualifica di polacchi, vero? Forse neanche quella di esseri umani, meritano, tanto è vero che si sono prodigati fino allo spasimo, i polacchi, a consegnare ai nazisti quegli Untermenschen. E i partigiani rifiutavano di accogliere tra le loro file i volontari ebrei. E rifiutavano di vendere armi ai resistenti del ghetto. E quando tutto stava ormai finendo accorrevano in massa, i bravi cittadini ariani di Varsavia, a vedere lo spettacolo del ghetto che bruciava insieme agli ultimi eroici resistenti ebrei. E quando, alla fine di tutto, qualche scheletro che ancora respirava è uscito dal “famigerato campo di sterminio nazista” i bravi cittadini polacchi li hanno accolti a sassate. A volte anche a colpi di pistola. Vero, la Polonia occupata e spartita non esisteva più come nazione. Ma i polacchi, purtroppo, insieme al loro incrollabile antisemitismo, non hanno cessato di esistere. (E di Tommaso ancora niente. A suo padre, nel frattempo, hanno trovato nel computer centinaia di file pedopornografici. Li raccoglieva per fare una denuncia, ha detto: forse aspettava di arrivare a 1000 per fare bingo).

barbara

Pubblicato il 10/3/2006 alle 17.30 nella rubrica Diario.

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