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MA DOBBIAMO PROPRIO?

David Farr, il regista, nega: «Le mie scelte non riguardano la politica di oggi, ma servono solo a mettere a fuoco il personaggio». Non ci spiega, però, in quale modo il togliere a un personaggio battute ed azioni fondamentali decise dal suo autore serva a meglio metterlo a fuoco. Non ci spiega, poi, perché proprio l’eliminazione di certe battute e di certe azioni sia così straordinariamente funzionale alla messa a fuoco del suddetto personaggio: se il Tamerlano di Marlowe è caratterizzato dal fatto di essere talmente assetato di potere da sfidare la divinità, in che modo lo si rende più vero – più a fuoco – togliendo la sfida alla divinità? A giustificare l’ingiustificabile si cimenta anche Simon Reade, il direttore artistico, che spiega: «Marlowe non sfidava i musulmani, bensì il teismo. In un Paese cristiano, o israelita, o indù, avrebbe attaccato altri Dèi». Sembra però dimenticare, il signor Reade, che Marlowe era cristiano e scriveva in un Paese cristiano, e la pezza dunque non tiene. E chiunque trova scorretto offendere la sensibilità dei musulmani farebbe bene a ricordare quante opere potrebbero offendere, e spesso di fatto offendono, la sensibilità dei cristiani; quante opere potrebbero offendere, e spesso di fatto offendono, la sensibilità degli ebrei: nessuno ha mai pensato che ciò fosse una buona ragione per censurarle. Nessuno ha mai censurato “Il mercante di Venezia” o “Mistero buffo”, nessuno ha assassinato i registi di “L’ultima tentazione di Cristo” e di “La passione”. E io mi chiedo: in casa nostra ormai comandano loro, d’accordo, questo ormai lo sappiamo; ma dobbiamo proprio offrirgli il nostro posteriore su un piatto d’argento?

barbara

Pubblicato il 26/11/2005 alle 0.7 nella rubrica Diario.

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