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INSALATA MISTA

Ammazzata come un cane

«Io ti ammazzo a te e a tua madre». E lo sapeva bene, Debora, che non erano spacconate. Lo sapeva che prima o poi lo avrebbe fatto, per questo continuava a denunciarlo: inutilmente. Perché per arrestare uno, in Italia, bisogna che le minacce si concretizzino. Bisogna farsi ammazzare. E così, dopo una violenza sessuale quando era ancora quasi bambina, dopo anni di persecuzioni, Debora è finita ammazzata. In mezzo a una strada. Come un cane. E adesso sì, adesso finalmente hanno potuto arrestarlo. Abbiamo visto la foto, in mezzo ai carabinieri, con un orrido, laido sorriso sulla faccia. Identico a quello che avevamo visto sulla faccia di Angelo Izzo, trent’anni fa, dopo il “massacro del Circeo”; e di nuovo gliel’abbiamo rivisto recentemente quando, mandato fuori di galera perché “si era ravveduto”, è immediatamente tornato ad uccidere. Ora Emiliano Santangelo sarà processato. Data l’evidente premeditazione sarà condannato all’ergastolo; poi farà ricorso, in appello gli daranno trent’anni e dopo vent’anni capiranno che si è ravveduto, e lo manderanno in giro a far fuori qualche altra ragazzina dagli occhi dolci e dalla faccia pulita.


Le camere a gas esistono

Ebbene sì: il signor David Irving, ha detto il suo avvocato, ha scoperto che le camere a gas sono effettivamente esistite. Ha fatto ricerche negli archivi di Mosca e vi ha trovato documenti che provano l’esistenza “della macchina di sterminio nazista”. E ha così “scoperto che le camere a gas c’erano”. E, alla luce di queste scoperte, ritiene non più sostenibili le sue precedenti affermazioni. E poi venite a dirmi che un po’ di galera non fa un gran bene.


Pinochet arrestato per evasione fiscale

Ve lo ricordate, qualche anno fa, quando è tornato in patria dopo che in Inghilterra si era dovuto rinunciare a processarlo perché era praticamente moribondo? Portato giù dall’aereo in sedia a rotelle, appena toccato terra si era alzato e quasi correndo era andato ad abbracciare i suoi fedelissimi. Credeva, forse, di avere definitivamente beffato la giustizia con la sua recitazione del moribondo, ma ora è agli arresti domiciliari:
corruzione, uso di passaporti falsi, evasione fiscale per 2,4 milioni di dollari, queste le accuse. E senza più il riparo dell’immunità parlamentare, toltagli con un voto del Parlamento il 14 settembre scorso. E potrebbe arrivare a giorni la notizia di una seconda incriminazione, per l’assassinio di 119 attivisti di sinistra nel luglio 1975: i deputati di Santiago hanno stabilito che si può processare. Come spiega Mara Gergolet sul Corriere della Sera, «La vicenda della frode fiscale è, tuttavia, molto più di un’accusa marginale. E’, agli occhi di molti dei suoi sostenitori che l’hanno continuato a vedere come “difensore” dal comunismo anche dopo l’uscita di scena nel ’90, la prova della natura dispotica di quel regime. L’inchiesta ha svelato un tesoro personale del dittatore di 27 milioni nascosto su 115 conti esteri, tra Washington, Inghilterra, Gibilterra e altri paradisi fiscali. Una ragnatela, che s’è iniziata a dipanare per merito del Senato Usa: erano di Pinochet gli 8 milioni trovati alla Riggs Bank di Washington durante un’inchiesta antiriciclaggio. I giudici cileni hanno fatto il resto». L’ex dittatore spiega che si è solo dimenticato di pagare le tasse, ma che quei soldi sono onesti e puliti. C’è tuttavia chi sta indagando anche sulla provenienza di quel denaro.
Di solito è con rammarico che si dice che “l’erba cattiva non muore mai”; a volte però è bello vedere un’erba cattiva vivere abbastanza a lungo da potere almeno assaporare il gusto della giustizia.

barbara

Pubblicato il 25/11/2005 alle 0.21 nella rubrica Diario.

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