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OSTAGGI DI SERIE B

Il Venezuela non è l’Iraq, e non sta sulle prime pagine dei giornali. E sulle prime pagine dei giornali non finisce neppure chi viene rapito da quelle parti. Non ci sono, lì, “paci” da liberare, ma solo una ragazza, Paola Carlesi D’amico, con una bambina di tre anni che piange terrorizzata mentre rapitori senza filmati e senza al-jazeera le puntano una pistola alla testa. Niente cortei, per loro, niente gigantografie in postazioni strategiche, niente marce e cortei, niente discorsi, niente riscatti milionari. E neanche mezza briciola di informazione, se non fosse per il solito Gian Antonio Stella, giornalista col vizio cronico di ficcare il naso dove, forse, non si vorrebbe lasciarglielo ficcare. Niente informazioni, dicevo, né per Paola, né per gli altri sette, attualmente nelle mani dei rapitori. E delle altre decine di italiani sequestrati negli ultimi cinque anni, qualcuno ha sentito qualcosa? E Corrado Altomare: dice qualcosa questo nome? Aveva ottant’anni, quando l’hanno rapito. Dopo sette mesi lo hanno liberato, ma il suo cuore non ha retto, e dopo un mese è morto. Altri invece non sono neppure arrivati vivi alla liberazione. C’era stato un tempo il cui l’Italia aveva deciso di affrontare il gravissimo problema dei continui sequestri di italiani, ed erano stati mandati due specialisti: il vicequestore Filippo Bonfiglio e il tenente colonnello dei carabinieri Franco Fantozzi, i quali si erano dati da fare ed erano riusciti ad ottenere ottimi risultati, facendo diminuire drasticamente il numero dei sequestri. E che cosa si fa in Italia con la squadra che vince? Non si cambia, naturalmente, questo lo sanno tutti. E infatti la squadra non è stata cambiata: è stata smontata. Prima è stato richiamato Franco Fantozzi, premiato con un altro incarico, poi Filippo Bonfiglio, mandato a occuparsi del commissariato di Taormina. E da quel momento gli italiani nelle mani dei banditi hanno ripreso ad aumentare. Il perché di tutto questo è presto detto: non ci sono soldi. Forse perché dobbiamo costruire il ponte sullo stretto, o forse chissà, fatto sta che il nostro beneamato governo ha deciso che bisogna risparmiare. E non potendosi risparmiare sulle “paci” rapite in Iraq, che stanno costantemente sotto i riflettori e la cui liberazione può essere portatrice di voti – per cui si possono sborsare a cuor leggero anche dieci milioni di euro (coi quali i “resistenti” organizzeranno nuovi rapimenti che ci costeranno ancora di più) – si rosicchia qualche spicciolo raschiando il fondo dei barili meno in vista: cancellando la squadra anti-sequestro in Venezuela, appunto. Lasciando la nostra comunità allo sbaraglio, a implorare un aiuto che forse arriverà, o forse no, non si sa, mentre si consuma un penoso tira e molla con la Farnesina che promette un giorno o l’altro l’arrivo di qualche briciola, forse, magari, chissà. Perché, commenta amaro Gian Antonio Stella, «Sono anni di vacche magre, le finanze sono in crisi, occorre tagliare... E chi lo vede un taglio nel lontano Venezuela? Anche poche decine di migliaia di euro possono far comodo. Meglio spostarli, elettoralmente, su qualche sagra della ciliegia o qualche fiera della castagna nei collegi giusti in giro per la Penisola: è da lì che arrivano i voti». E gli ostaggi di serie B aspetteranno. E se creperanno, pazienza.

barbara

Pubblicato il 19/11/2005 alle 0.11 nella rubrica Diario.

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