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RICORDI DI SOMALIA 2

Trovare casa a Mogadiscio

Se vai a Mogadiscio per la prima volta, è un problema: non sai a chi rivolgerti, non sai dove andare, non sai come funzionano queste faccende. Ma se ci stai tornando per la seconda volta, è tutto molto più semplice: telefoni al padrone di casa di qualche amico o collega dell'anno prima, dici che stai per arrivare, chiedi se ha una casa libera. Naturalmente, ti dice, per te ho sempre una casa libera. Gli chiedi se devi mandargli un anticipo, e la tua proposta quasi lo offende: non c'è problema, ti dice, io sono tuo cliente. Mandando in crisi chi non conosca il doppio significato del termine “cliente” in lingua somala.
Così tu parti sereno e fiducioso. E stanchissimo e sudato, ma altrettanto sereno e fiducioso, arrivi a Mogadiscio. Incontri il "tuo” padrone di casa, e gli chiedi di accompagnarti alla tua abitazione. Lui ti guarda un po’ imbarazzato, quasi stupito per la tua domanda, si gratta la pelata, poi esordisce: "Ecco, veramente, per adesso la casa non c'è”. "Non c'è?” "Non c'è". "Come non c'è?” "Non c'è". Inutile tentare ulteriori indagini, tanto poi il risultato resta sempre lo stesso: la casa non c'è. Ma niente paura, la casa la troverai, perché a questo punto si scatena la sarabanda dei mediatori: in due, in tre, in quattro ti si affollano intorno, ti portano in giro, giorno dopo giorno, a vedere case, una dopo l'altra. Te ne mostrano una proprio carina, ma proprio tanto, peccato che non te la possano dare, perché è già affittata. Ti mostrano una specie di magazzino con, come unico arredamento, grandi cumuli di calcinacci e spazzatura. Però, ti assicurano, se ci fai mettere la luce e l'acqua viene proprio bellina. Te ne mostrano una che però dentro non si può vedere, perché le chiavi non ci sono, e il padrone non c'è, e poi forse non è neanche da affittare. Alla fine trovi la casa dei tuoi sogni: piccolina, carina, ben arredata, con un bellissimo giardino e un patio ancora più bello. Però devi pazientare: sarà libera solo fra un paio di settimane. E intanto tu continui a restare accampato, profugo, da qualche parte, aspettando che la casa si liberi. Dopo due settimane, finalmente, riesci a entrarci, e dopo un mese, se ti va bene, riesci anche a scoprire chi sia il tuo padrone di casa.
E il mediatore? Non vuole soldi, non vuole niente. In compenso continua a girarti per casa, a invitarti a pranzo, a invitarti a cena, a invitarti al mare: era meglio se ti presentava la parcella. In scellini somali.



barbara

Pubblicato il 10/11/2005 alle 23.52 nella rubrica Diario.

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