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9 NOVEMBRE 1938

Il 9 novembre di 67 anni fa, la notte dei cristalli: bande di giovani delle SA, perfettamente organizzate e con ordini precisi dall’alto, ma dando a credere di essere spontaneamente scesi per le strade per l’indignazione provocata dall’assassinio di un diplomatico tedesco a Parigi da parte di un ebreo, si danno a saccheggi e devastazioni selvagge ai danni degli ebrei. Il bilancio finale sarà di 91 persone uccise, 267 sinagoghe incendiate

   



e 7500 negozi devastati. 

             

          

            

Circa 30 mila ebrei vengono deportati nei campi di concentramento di Dachau, Buchenwald e Sachsenhausen. Poi, con quel delizioso senso dell’umorismo che sempre ha caratterizzato i gentiluomini nazisti, gli ebrei vengono condannati a “risarcire i danni” per un totale, se ben ricordo, di due milioni di marchi.
Mi piace riportare una testimonianza di una donna, che ho letto tanti anni fa. Era la mattina presto; la donna aveva vegliato tutta la notte, sola in casa, terrorizzata, sentendo i rumori delle distruzioni che sempre più si avvicinavano. Finito diligentemente di devastare la casa vicina, erano arrivati al suo portone, e avevano cominciato a scardinarlo, quando si è levata la voce tonante del dirimpettaio, preside di liceo, uscito in quel momento per recarsi a scuola: «Cosa state facendo? Vergogna! Cosa penserebbe di voi il Führer se vi vedesse?! Filate a casa, subito!» Se il Führer li avesse visti avrebbe applaudito, naturalmente, visto che gli ordini erano venuti da lui, ma in quel momento i ragazzi non avevano la possibilità di riflettere, perché quella che era piombata di loro era la voce dell’autorità: la più vicina, la più immediata, quella alla quale non si può disobbedire. E, lasciata all’istante l’opera intrapresa, sono scappati a gambe levate. Non voglio, sia ben chiaro, rifare la storia coi se e coi ma, e non intendo dire che se tutte le autorità avessero alzato la voce oggi avremmo sei milioni di ebrei in più, ma almeno qualcuno, immagino, sarebbe riuscito a passare dall’inferno dei sommersi al limbo dei salvati, se solo qualcuno avesse osato dire, al momento opportuno: «Cosa state facendo?»: solo questo, niente di più.

barbara

Pubblicato il 9/11/2005 alle 23.58 nella rubrica Diario.

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