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PAROLE MALATE

Rock – lento

Da qualche giorno vedo queste due parole imperversare su giornali e blog e ovunque. Non so che cosa significhino, non so a che cosa si riferiscano, non so chi le abbia inventate – e si risparmino pure i gentili visitatori di stare a spiegarmelo: non mi interessa. Quello che mi preme qui osservare è che sembra non si riesca più a descrivere niente se non ricorrendo a queste due categorie, sembra che non esista più niente sull’orbe terracqueo – e forse, chissà, anche oltre – che non rientri in una di queste due definizioni. Accade così che una delle lingue più ricche del mondo si perda per strada aggettivi e avverbi, anastrofi e metonimie, sineddoche e ossimori, ipallagi e diafore, endiadi e chiasmi, locuzioni e allocuzioni, sfumature e sottigliezze per ridursi, come bambinetti che iniziano a balbettare le loro prime, povere parole, a forzare tutto lo scibile umano in due unici contenitori: quello di nome rock e quello di nome lento, appunto. Tutto questo perché? Per seguire una moda, stupida come tutte le mode, da quella che impone i cosiddetti “abiti asimmetrici”, in realtà stracci tagliati male e cuciti peggio che cascano da tutte le parti, che non avrebbe portato neanche la mia nonna lavandaia, a quella che costringe, se vuoi essere di sinistra ossia progressista ossia intelligente, a vedere i film di Nanni Moretti e magari anche a convincersi che abbia qualcosa da dire. E con gente disposta a lasciar colonizzare il proprio cervello da mode tanto stupide, pretendiamo di difenderci da chi, con ben altre armi, vuole colonizzare tutta intera la nostra cultura?

barbara

Pubblicato il 7/11/2005 alle 0.42 nella rubrica Diario.

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