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UN ANNO FA, THEO

Aveva deciso di denunciare le drammatiche condizioni in cui si trovano a vivere moltissime donne musulmane. Aveva deciso di farlo con l’unico mestiere che sapeva fare: il regista. Aveva deciso di farlo in modo accurato, e per questo aveva chiamato per la sceneggiatura una donna musulmana. E i musulmani l’hanno condannato a morte. La sentenza è stata eseguita in mezzo a una strada: il boia gli ha sparato, poi lo ha sgozzato, infine gli ha inchiodato al corpo un foglio con le motivazioni della sentenza. Il giorno stesso Chris Riple, un artista di Rotterdam con lo studio vicino a una moschea in Insuindestraat, scioccato dall'omicidio di Theo van Gogh, ha dipinto un angelo sul muro esterno del suo studio con la scritta "Non uccidere" ("Gy zult niet doden"). I suoi vicini nella moschea hanno trovato il testo "offensivo" e hanno chiamato il sindaco di Rotterdam, il liberale Ivo Opstelten. La mattina del 4 novembre il sindaco ha ordinato alla polizia di cancellare il dipinto dal muro del signor Ripke, perché questo era “razzista.” Quando la polizia e i dipendenti comunali sono arrivati per cancellare il dipinto "razzista", Wim Nottroth, un giornalista televisivo, si è piazzato di fronte al dipinto in segno di protesta. La polizia lo ha arrestato. Una cameraman che ha filmato ogni cosa è stata costretta dalla polizia a cancellare parte delle riprese. Ricordiamo e ringraziamo un uomo coraggioso, che ha saputo tenere fede alle proprie idee e alle proprie scelte anche a costo della vita. Ringraziamolo anche perché, con la sua morte, ha permesso a molti di aprire finalmente gli occhi. Ringraziamolo inoltre perché, anche se lui non c’è più, il suo bellissimo film (link a destra, con sottotitoli in italiano) di coraggiosa denuncia sociale ci è rimasto.



barbara

Pubblicato il 2/11/2005 alle 0.14 nella rubrica Diario.

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