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CIAO ROSA

Non era un nome noto, quello di Rosa Parks. Eppure ha fatto qualcosa di straordinario: non avrà forse cambiato il mondo, ma ha certamente cambiato un mondo: un mondo fatto di pregiudizio, di razzismo, di segregazione. Un mondo in cui un negro non poteva restare seduto in un autobus lasciando un bianco in piedi: il regolamento gli imponeva di cedergli il posto. E Rosa, in un memorabile giorno del 1955, si rifiuta di farlo: ha pagato il biglietto, dice, e dunque ha gli stessi diritti di chiunque altro. Il passeggero bianco si rivolge al conducente, ma neanche lui riesce a “indurre alla ragione” la ribelle, e si fa dunque intervenire la polizia. La sua grave illegalità le costa un processo e la condanna a una multa di 10 dollari, più altri 4 di spese processuali. Dalla sua ribellione a una legge ingiusta e assurda nasce una rivolta generalizzata, con marce, proteste, sit-in, boicottaggi. I neri cominciano a prendere coscienza del fatto che la loro inferiorità non è una ineluttabile legge di natura; la rivolta si estende sempre più, e prosegue per oltre un anno, fino a quando la Corte Suprema impone a Montgomery di abolire le discriminazioni sugli autobus e mette fine alle leggi di segregazione in tutto il sud. Ma il prezzo da pagare, per Rosa, non si limita alla multa: dopo quell’episodio non riesce più a trovare lavoro, ed è costretta a lasciare l’Alabama. Si trasferisce a Detroit, dove continua a lavorare come sarta fino a quando diventa assistente del membro del congresso degli Stati Uniti John Convers.
Se n’è andata oggi, a 92 anni. Grazie Rosa, grande donna e grande maestra.



barbara

Pubblicato il 25/10/2005 alle 23.58 nella rubrica Diario.

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