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LE MADONNE

Tutti conoscono, credo, il famoso detto “chi sa fa, chi non sa insegna”. E se qualcuno è talmente brocco da non sapere neanche insegnare? Niente paura, la soluzione c’è: lo si manda a insegnare agli insegnanti come si fa a insegnare. Capita così che persone che per trent’anni sono state, come insegnanti, la barzelletta di un’intera vallata, si riciclino come esperte, consulenti, tutrici. Capita che persone che quando facevano lezione impedivano ad almeno dieci classi di fare altrettanto perché le loro urla arrivavano, per l’appunto, fino a dieci classi più in là, ora sussurrino con vocina flautata: «Non si deve alzare la voce: non serve a niente!». Capita che persone che in tutta la loro carriera non sono mai riuscite né a far imparare qualcosa ai propri alunni, né a mantenere un minimo di disciplina, abbiano oggi la soluzione in pronta consegna per tutti i problemi che a un insegnante possa accadere di incontrare. Capita che insegnanti le cui lezioni venivano filmate e usate nei corsi di aggiornamento come campionario completo degli errori che un insegnante deve assolutamente evitare, siano adesso le autorità assolute in materia di insegnamento. Costoro sono le madonne dell’Istituto Pedagogico. Caratteristica peculiare di tutte le madonne, maiuscole o minuscole che siano, è la presenza di stretti rapporti con il Messia (rigorosamente maiuscolo). E infatti le mie personali madonne, di Messia ne incontrano a bizzeffe: tutte le volte che leggono un nuovo libro, tutte le volte che vanno a un aggiornamento, tutte le volte che hanno l’occasione di parlare con un qualsiasi “esperto” o sedicente tale, non hanno dubbi: hanno incontrato il Messia. Caratteristica peculiare del Messia, come tutti sanno, è che quando lo si incontra bisogna precipitosamente abbandonare tutto e seguirlo. Il “tutto” in questione è tutto ciò che si è appreso fino a un secondo prima. Per esempio: ci hanno fatto, per decenni, una testa così con la necessità di gratificare l’alunno lodandolo ad ogni occasione? Ci hanno spiegato e ripetuto fino alla nausea che la lode rappresenta l’indispensabile rinforzo in ogni fase dell’apprendimento? Ebbene, contrordine compagni! L’ultimo Messia ha detto che non si deve fare, e dunque non si farà mai più. Vi scappa di dire «bravo!» a uno scolaro che ha dato la risposta corretta a una domanda difficile? Sarete severamente rimproverati. Ma non preoccupatevi più di tanto: anche se non commetteste questo errore, qualche buon motivo per rimproverarvi si troverebbe lo stesso, perché questa è un’altra caratteristica delle madonne – per lo meno delle mie: qualunque cosa facciate, è sempre quella sbagliata. E non illudetevi di cavarvela facendo il contrario di quello che ho fatto io: sarà sbagliato lo stesso. E qualunque cosa accada, sappiatelo, sarà sempre colpa vostra: se uno scolaro è indisciplinato è colpa vostra; se uno scolaro vi manca di rispetto è colpa vostra; se uno scolaro se ne frega della scuola è colpa vostra; se uno scolaro dimentica sempre tutto è colpa vostra. E se uno scolaro si mette a fare l’imbecille? È chiaro: vi sta imitando! Se uno scolaro vi provoca? Dovete dargli affetto. E soprattutto, mi raccomando: se uno scolaro sbaglia, non ditegli mai che ha sbagliato: sarebbe per lui una frustrazione. E non pronunciate mai la parola «no»: chi sente la parola «no» si blocca e poi non parla più. Neanche alla madonna dovete mai dire no, perché anche lei, che ha imparato bene la lezione, si blocca e si frustra. Infine un ultimo avvertimento: non fatevi mai venire la pessima idea di contraddire ciò che ha detto uno scolaro: se le due affermazioni sono contrastanti, non c’è il minimo dubbio che ciò che ha detto lo scolaro è la verità – verità di Vangelo, oserei dire – e che voi state mentendo spudoratamente. Senza ombra di dubbio – perché i dubbi non fanno parte delle caratteristiche delle madonne.

barbara

Pubblicato il 13/10/2005 alle 23.29 nella rubrica Diario.

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