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E RIPARLIAMO DELLA SIRIA

07-02-2012
Trecento morti in un week-end, e neanche una parola di protesta

Di Eliezer Yaari

Più di trecento persone sono state uccise, in Siria, lo scorso fine settimana, dalle forze del loro stesso governo: uccise dal fuoco di tank, obici e cannoni. Le loro case sono state distrutte, a centinaia sono ancora sepolti sotto le macerie. C’è una lunga scia di sangue dietro a questi numeri, immagini traballanti di bambini gettati dalle finestre, il filmato preso col cellulare di un uomo che cammina, si sente un colpo, e l’uomo cade al suolo.

Più di trecento persone. Ed è successo dopo giorni e giorni di cifre più “modeste”: solo 15 o 35 o 58 morti al giorno. E succede qui a due passi, appena al di là del confine, a un’ora di auto da Kiryat Shmona. Un despota fascista fuori controllo sta massacrando la propria gente. Uno può dire, beh, è da settimane che i commentatori vanno dicendo che finirà da un momento all’altro, ed è stato convocato il Consiglio di Sicurezza: com’è che ti viene in mente adesso? In fondo è una faccenda interna di arabi che uccidono altri arabi: sei diventato improvvisamente un cuore tenero? […]

La verità è che da settimane scrivo di questo, cercando di suscitare l’attenzione delle organizzazioni per i diritti umani. Personalmente, ho dedicato i miei migliori anni e tutte le mie energie a crearle e sostenerle, nella convinzione che i diritti umani non si possono dividere: non è lecito discriminare una donna che deve partorire perché è araba, non è lecito discriminare uno scolaro etiope perché ha la pelle scura, non è lecito tacere ignobili atti tirannici solo perché avvengono nei paesi arabi a due passi da noi. Gli stati non devono rimanere in silenzio davanti a un massacro, figuriamoci le organizzazioni per i diritti umani. Ma le risposte che ricevo sono elusivi mugugni del tipo: “è compito di Amnesty International”, oppure: “guarda, il mondo sta reagendo e noi facciamo parte del mondo”. Nell’ambiente in cui opero sin dagli anni ’90 vi sono molte organizzazioni arabe. Nelle scorse settimane le ho chiamate. Si calcola che in Siria siano state assassinate fra le cinque e le diecimila persone, ho detto loro. E ho chiesto: com’è che davanti alle immagini delle file di corpi senza vita, in tutti questi mesi non c’è stata una sola manifestazione di protesta contro un tale massacro? Qualcosa di paragonabile almeno alle manifestazioni degli arabi israeliani per la Giornata della Terra o per la Giornata della Nakba. […]

In tutti questi anni, diversi parlamentari arabi israeliani sono andati in Siria a cercare i favori del despota siriano che oggi sta massacrando la sua gente. Si sono seduti con il capo dei killer abbeverandosi ad ogni sua parola; e dopo tutto questo, non si ode una sola voce fra loro che si levi per dire “Basta spargimenti di sangue!”. Forse stanno protestando e sono io che non ho udito le proteste. È possibile: non leggo la stampa araba. Ma non dovrebbe essere un dibattito interno, da tenersi a porte chiuse: tutta la popolazione israeliana dovrebbe esserne messa a parte. So che non è facile essere minoranza araba in Israele e uscirsene pubblicamente contro qualcuno del mondo arabo. Ma ci sono dei limiti: trecento morti ammazzati, migliaia di feriti in un solo fine settimana, e neanche una piccola manifestazione nella piazza centrale di Nazareth o di Shfaram? Vale così poco il sangue degli arabi? Ricordo nell’ottobre 2000, quando tredici arabi israeliani persero la vita in violentissimi scontri con le forze di sicurezza: l’intero paese tremò sotto le enormi manifestazioni nelle regioni di Galilea e Wadi Ara, vi furono sit-in, commissioni d’inchiesta, condanne, discorsi infuocati.

Ed eccoci qui, nei giorni della “primavera” trasformata in un agghiacciante inverno, e tutto quello che sento è il parlamentare arabo-israeliano più popolare fra il pubblico ebraico, Ahmed Tibi, che sale sul podio per leggere, con insolito fervore, un pistolotto circa un parlamentare razzista e un po’ svitato della lista Yisrael Beiteinu. Che sagacia! Che coraggio! Ahmed Tibi sa bene che si tratta di chiacchiere oziose e di un diversivo, giacché nel giorno stesso del suo fervorino altri arabi venivano massacrati a decine: e non dai cattivi ebrei, ma dalle mani della loro stessa gente. Eppure non si odono proteste. Né lui né nessun altro leader della società civile arabo-israeliana è salito sul podio per aggiungere la propria voce alla richiesta del mondo che si ponga fine alle uccisioni: nessun cantante ha intonato canzoni, nessun giornalista ha deplorato, nessuna parlamentare si è imbarcata su nessuna flottiglia, mentre i politici continuavano a farsi intervistare nei talk show.

Forse nell’intimo vi sono vergogna, dolore, rassegnazione. Forse. Ma tutto quello che noi sentiamo è il silenzio: l’immenso, oscuro silenzio che consente lo spargimento di sangue di bambini siriani. Perché è proibito intromettersi nelle questioni interne di un assassino come Bashar Assad.


Ma è un silenzio che riecheggerà per molti anni a venire.

(Da: Ha’aretz, 6.2,12 - traduzione
http://www.israele.net/articolo,3353.htm)


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Dove siete oggi, voi che avete l'abitudine di inondare le piazze del mondo ogniqualvolta Israele reagisce contro la furia omicida dei suoi nemici?

Dove siete oggi, voi che che sapete elencare a memoria tutte le risoluzioni dell'ONU contro Israele? Dove siete oggi, che quella stessa Onu rimane muta e complice? Dove siete oggi, che i sogni di libertà della gioventù araba vengono annegati nel sangue?

Dove siete oggi, mentre i media ci informano di massacri con decine di migliaia di morti innocenti?

Dove siete oggi, voi? Ve ne state al calduccio delle vostre case.

Voi siete quelli che hanno avuto sempre la lacrima pronta per i "poveri palestinesi", sempre disposti a giustificare ogni orrore commesso da quegli aguzzini di Hamas, di Fatah, di Hezbollah, che sono la peggiore feccia di tutto il mondo arabo.

Oggi comincio a capire chi siete. Siete i Nuovi Crociati: i Crociati in poltrona, quelli che senza muovere un dito godono della morte degli "infedeli". Siete quelli che odiano tanto l'idea che gli Ebrei possano avere pace, quanto quella che gli Arabi possano avere libertà e democrazia.

Adesso che ho scoperto il vostro gioco, oltre a provare per voi il ribrezzo di sempre, provo vero orrore.

 

Fulvio Del Deo

 

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In realtà non abbiamo affatto bisogno di chiederci dove sono tutti costoro, perché sappiamo benissimo che i buoni di professione sono intensamente occupati in cose molto ma molto ma molto più importanti di queste.

barbara

Pubblicato il 7/2/2012 alle 23.59 nella rubrica Diario.

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