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SOLIDARIETÀ A PEPPINO CALDAROLA

Ciò che gli è accaduto, credo, lo sapete tutti: si è permesso di criticare una vignetta di Sua Altezza Serenissima il signor Vauro – quella vignetta, per la precisione, di cui mi ero occupata qui. E che cosa ha fatto quel campione dell’umorismo, quel campione della libertà di pensiero di parola e di stampa, quel campione della libertà di critica del signor Vauro? Lo ha denunciato. E il giudice ha dato ragione al campione ecc. ecc. signor Vauro: ha deciso che sì, Caldarola gli aveva fatto la bua e lo ha condannato a un risarcimento danni di 25.000 euro (e, per inciso, anche il post in cui Caldarola, nel suo blog, informa sull’accaduto, è servito da spunto alla ben nota feccia antisemita per scatenarsi una volta di più vomitando tutto il proprio consueto becerume).
Nell’esprimere dunque a Peppino Caldarola tutta la mia stima e tutta la mia solidarietà, faccio mia la proposta di Silvana De Mari: se la condanna dovesse essere confermata in appello, tassiamoci tutti per dieci euro a testa per pagare il risarcimento. Perché la libertà di critica non è qualcosa che riguarda il Tizio o il Caio di turno: riguarda tutti noi.

          

barbara

Pubblicato il 29/1/2012 alle 23.43 nella rubrica Diario.

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