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E POI

E poi hanno annunciato che il treno sarebbe partito con quindici minuti di ritardo a causa di un guasto alla stazione successiva, e poi dopo venti minuti hanno annunciato che fra cinque massimo dieci minuti si parte e poi dopo un quarto d’ora siamo partiti, con trentacinque minuti di ritardo. E poi alla terza stazione non partiva e non partiva, e quando finalmente siamo partiti abbiamo capito, nel vedere per terra sul marciapiede una donna assistita dal personale dell’ambulanza: si era sentita male, e naturalmente nessuno ha osato spostarla fino all’arrivo dei soccorsi, sia per non rischiare di fare danni con interventi sbagliati, sia per non rischiare un’incriminazione per intervento non autorizzato. E poi a un’altra stazione non partiva e non partiva e poi finalmente hanno spiegato che bisognava aspettare che passasse l’eurostar. Perché su quelli in caso di ritardo devono pagare un risarcimento, e quindi pista, largo, lasciate passare. E poi alla fine il treno è arrivato con un’ora piena di ritardo, coincidenza saltata, e allora volevo fare supplemento e prenotazione per l’eurostar che partiva di lì a tre quarti d’ora ma quello era della Deutsche Bahn per cui il mio biglietto non valeva e avrei dovuto rifarlo tutto e quindi niente, un’ora e tre quarti di attesa per il treno successivo. E poi anche lì c’è stato ritardo, con una coincidenza ad appena sei minuti ma questa volta per fortuna il treno ha aspettato, e con una corsa a rotta di collo – facile per me, con una valigia da alzare con un dito, un po’ meno per la romena col bagaglio per un’intera stagione – siamo riusciti a prenderlo tutti (e poi il ghiaccio da grattare via dai vetri della macchina eccetera ma insomma adesso sono qui, e salvo imprevisti mi dovrete tenere per altri due giorni).



barbara

Pubblicato il 29/12/2011 alle 23.59 nella rubrica Diario.

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