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LETTERA A SERGIO ROMANO

L’ineffabile Sergio Romano, laureato in odio antiebraico e antiisraeliano, specializzato in disinformazione e mistificazione, con master in ribaltamento di frittate e gioco delle tre carte, nella pagina di sua proprietà sul Corriere della Sera si è prodotto in questa formidabile risposta (e già una dozzina di giorni fa aveva prodotto quest’altra perla). Quella che segue è la lettera che gli ha inviato Silvana De Mari. Poiché dubito che Romano le farà vedere la luce, ve la faccio conoscere io.

Gentilissimo Sergio Romano,
lo stato di Israele ha liberato 1027 criminali non prigionieri di guerra. Liberandoli ha semplicemente ceduto a un ricatto. Chi cede ad un ricatto non avvalla nulla: sta semplicemente cedendo a un ricatto. Nemmeno Ghilad era un prigioniero di guerra: era una persona rapita. I prigionieri di guerra vengono visitati dalla croce rossa e protetti dalla Convenzione di Ginevra. Chi sta per 5 anni sotto terra è un ostaggio.
Se ci pensa con attenzione vedrà che alla fine ci arriverà anche lei, non è facilissimo da capire, certo, tutte queste parole che si somigliano, ostaggio, prigioniero, ma se si sforza può riuscirci. 
Israele ha liberato 1027 criminali che hanno commesso crimini atroci e altri ne commetterano non per dimostrare una superiorità, ma perché, non è difficile, stava cedendo a un ricatto. Se non li avesse liberati non avrebbe avuto in cambio Ghilad. Vuole che cerchi di spiegarlo con parole un po' più semplici?

Se invece di 1027 ne avessero liberati solo 1000 o 500 o 200 non avrebbero avuto indietro Ghilad.
Vede che adesso ha capito anche lei?
Ghilad è stato  liberato in cambio di 1027 detenuti, tutti detenuti dopo essere stati processati per reati contro la persona, per terrorismo, per omicidio, per decine di omicidi. È una scelta dolorosa: le madri e i padri di coloro che sono stati uccisi da quei terroristi ne sono stati straziati come straziati saranno i congiunti delle vittime se quegli stessi terroristi colpiranno ancora.
Eppure questa cifra è una vittoria.
1027 ad uno.
Questa cifra che regola lo scambio ci dice che le culture di vita, quelle che si battono per liberare gli ostaggi danno un peso alla vita 1027 volte superiore alle culture di morte. Ho visto un video trasmesso dalla televisione palestinese dove la madre di un terrorista suicida offriva i pasticcini alle amiche per festeggiare la morte del figlio. La madre che è andata all’Onu a fare da madrina a uno stato che vive in una cultura di morte non è fiera di essere la madre di uomini che hanno studiato nuovi antibiotici o nuove colture, o semplicemente e magnificamente la madre di uomini che vivono in pace, ma ci mostra la fierezza di essere la madre di pluriomicidi di cui uno suicida.
Noi, le culture di vita alla fine strisciamo, ci inginocchiamo, paghiamo denaro, restituiamo alla libertà criminali purché le vite di coloro che amiamo siano restituite.
1027  ad uno.
Le  culture di morte vincono le battaglie, ma perdono le guerre.
Come diceva Steinbeck: gli eserciti dove l'individuo non conta, alla fine vengono sconfitti.
Le culture dove l'individuo non conta alla fine sono destinate a soccombere.
I figli di coloro che credono di essere i nostri nemici prima o poi sentiranno enorme e irrefrenabile la voglia di essere persone, uniche e irripetibili.
A poca distanza dal luogo dove gli uomini dell’associazione terroristica Hamas  ballano per strada per festeggiare questa cifra 1027, senza capire che è una cifra della loro sconfitta, il sangue dei Copti, i Cristiani dell’Egitto,  scorre come fosse un liquido senza valore.
"La tragedia dei totalitarismi, ancora di più della perdita della libertà è la perdita dell'anima." Ha scritto Edith Teresa Stein, suor Teresa della Croce, nata ebrea, docente di filosofia, convertita al cattolicesimo, suora carmelitana, morta ad Aushwitz.
Il laico Steinbeck  avrebbe usato la parola individualità al posto di anima, ma il concetto è lo stesso L'uomo persona delle culture di vita contro l'uomo formica, intercambiabile e obbediente, un uomo che può essere schiacciato senza problemi e senza rimorsi, delle culture di morte.
Che i nemici della vita, della libertà, che i nemici della felicità come sono stati chiamati, non si facciano illusioni.
Nell'assoluto dubbio che lei abbia capito, la mia migliore buona notte
Silvana De Mari medico e scrittore

Io invece a Sergio Romano non scrivo. Il perché lo saprete presto.

barbara

Pubblicato il 2/11/2011 alle 5.29 nella rubrica Diario.

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