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GERUSALEMME

Naturalmente sapete tutti che a Gerusalemme hanno fatto il tram, che è costato pacchi di soldi e ci hanno messo ere geologiche a farlo e poi ha continuato per mesi e mesi e mesi e mesi a girare vuoto perché mancava il collaudo o non so cos’altro. Beh, poi ad un certo momento hanno saputo che arrivavo io e allora si sono finalmente decisi a inaugurarlo, così (in realtà quando ci siamo salite noi c’era molta ma molta ma molta più gente), e già che c’erano hanno anche deciso di farlo gratis per un paio di settimane.
Purtroppo il bellissimo ostello che ci era stato segnalato era pieno e così siamo finite in un ostello arabo all’ingresso della Città Vecchia che oltretutto costava anche di più e gli asciugamani erano un po’ sporchini e puzzicchiavano pure e lo scarico in bagno non era neanche un po’ in pendenza sicché l’acqua delle nostre due docce la mattina dopo era ancora tutta lì ma insomma vabbè, per una notte non è la fine del mondo. Poi la mattina, prima di uscire, siamo salite sul tetto dove, volendo, per quattro euro e mezzo a notte è possibile affittare un materasso e dormire all’aperto, godendosi poi lo strepitoso spettacolo – come ci ha raccontato la ragazza tedesca con cui ci siamo fermate a parlare – del sorgere del sole su Gerusalemme.
Ci siamo state poco, ma davvero non si può andare in Israele e non passare per Gerusalemme, e abbiamo comunque fatto l’essenziale: incontrato amici preziosi, visto le novità a Mamila ossia le statue installate lungo tutto il percorso, e l’Arca ricostruita esattamente come descritta nella Bibbia, percorso l’imprescindibile Ben Yehuda,



fatto interessanti chiacchierate con gente per strada, sull’autobus, alla fermata del tram, e poi siamo andate a trovare lui,



finalmente “a casa”, come ha scritto sua madre nel libro, dopo tanta disumana sofferenza; a casa, dove nessuno, finito di scontare la pena, andrà a sputare sulla sua tomba; a casa, dove, andando a visitare la sua tomba, nessuno rischierà di trovarsi faccia a faccia con quelle belve in sembianze umane che per ventiquattro interminabili giorni gli hanno inflitto le più bestiali torture per poi dargli, alla fine, la più orribile delle morti.
Nessuna di noi due sapeva la preghiera ebraica per i morti, così gli ho detto l’eterno riposo, e siamo sicure, entrambe, che andava bene anche così.

barbara

Pubblicato il 8/9/2011 alle 21.56 nella rubrica Diario.

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