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IO CI HO PROVATO

Sul serio, ce l’ho messa tutta. Ho provato a ripetermi come un mantra lento è bello lento è bello lento è bello lento è... Ho provato a raccontarmi quanti aspetti positivi ha la lentezza: non ti stanchi, non sudi, non ti stressi, hai tutto il tempo di guardarti intorno, di vedere miliardi di cose che andando in fretta ti sfuggirebbero... Niente, non sono riuscita a darmela a bere. Quelle tre settimane a camminare col bastone e con le caviglie strette nelle bende elastiche, a sudare freddo per fare qualche gradino, a studiare strategie per scendere dal marciapiede, e poi avventurarmi senza bastone, unicamente con gli zoccoli perché i piedi non tolleravano – e a stento tuttora tollerano – scarpe e sandali, tre passi all’ora, a gambe larghe e bascullando come una papera per mantenere l’equilibrio, ecco, l’unica cosa che riesco a pensare è: se scoppia un incendio non posso scappare. Se qualcuno vuole farmi del male non posso scappare. Se mi trovo in un qualunque pericolo non posso scappare. Per non parlare di quando, fra pochissimo, sarò a ridosso della striscia di Gaza, a portata di Qassam – che anche se i giornali non ne parlano - perché non è politicamente corretto tentare di propinarci la storiella che il problema è l’occupazione e contemporaneamente raccontare che da un territorio non più occupato continuano a piovere missili - continuano a cadere quotidianamente, ventisei nel solo mese di luglio (sì, riparto. Vado a ritrovare la terra della memoria. La terra della speranza. La terra dell’amore)

barbara

Pubblicato il 7/8/2011 alle 23.52 nella rubrica Diario.

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