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JORGE SEMPRÚN

Ho saputo solo adesso, con vergognoso ritardo, che ci è venuto a mancare un grande. Credo che queste poche parole di David Bidussa siano quelle giuste per ricordarlo.

Ci mancherà Jorge Semprun, deceduto a Parigi la settimana scorsa. Penso soprattutto a “Il grande viaggio”, un libro che ci ha costretto a ragionare su un passaggio esistenziale della vita dei milioni di uomini e donne passati dalla libertà al “campo”. Fino a prima di quel piccolo libretto di Semprun tutto finiva al momento dell'arresto e tutto cominciava al momento dell'ingresso nel campo. Il viaggio era una terra di nessuno, senza storia. Semprun ci ha costretto a scavare in  quella “terra di nessuno” e a prestare attenzione a quel tempo e a quell’esperienza in cui prendono forma i lineamenti antropologici del campo prima di entrarvi, senza che ci sia stato ancora il tempo di diventare sommersi o salvati.

Ho letto i suoi libri, e credo che li dovrebbero leggere tutti. E ho letto le sue sconvolgenti, e sconvolgentemente vere, parole scritte per la morte di Primo Levi: “Primo Levi, morto ad Auschwitz quarant’anni dopo”.



barbara

Pubblicato il 16/6/2011 alle 23.48 nella rubrica Diario.

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