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A SCUOLA

Quella che segue è la lettera che ho inviato al mio preside.

Egregio signor preside,
(e cara V. per conoscenza),
vorrei brevemente ricordare quello che è successo negli ultimi due anni.
L'anno scorso mi è stata tolta la mia terza, è stata data a un'altra persona e io sono stata messa in un'altra classe. Per amor di quieto vivere non ho chiesto spiegazioni, né tanto meno protestato per questa scelta insensata, assolutamente priva di logica, di motivo, di scopo, e ho sopportato senza fiatare il disagio di inserirmi in una classe nuova che aveva lavorato con altre persone, altri metodi, altri programmi ecc., e il maggiore lavoro provocato dal fatto di trovarmi in due sezioni diverse, con conferenze in giorni diversi, tempi morti e altro. 
Quest'anno di nuovo mi è stata tolta la mia terza, è stata data a un'altra persona e io sono stata messa in un'altra classe. Diciamo pure che questa volta nel cambio ci ho guadagnato (l'anno scorso no davvero), ma resta lo stesso una cosa assolutamente incomprensibile e priva di logica.
Due settimane fa le ho chiesto di lasciarmi le mie classi per il prossimo anno, e lei ha detto che non sa se potrà farlo, e già questo, mi permetta di dirlo, lo trovo cosa di estrema gravità: da che mondo è mondo, gli scolari cambiano insegnante unicamente quando quello che hanno va in pensione o si trasferisce, quando mai si è sentito che cambino insegnante perché i loro vengono spostati d'autorità? Ma ancora più gravi sono state le "spiegazioni" che mi ha dato. Ha avuto il coraggio di tirarmi fuori il principio della continuità didattica, quando la continuità didattica è precisamente ciò che IO le sto chiedendo e che LEI sta continuando a fare a pezzi e mettersi sotto i piedi. Poi mi ha raccontato la storia che dovete cercare di omogeneizzare le sezioni in modo da ridurre il più possibile i problemi di incastri in occasione delle conferenze, e sembrerebbe avere dimenticato che per sedici anni ho insegnato in una sola sezione, come hanno sempre insegnato quelli che hanno tre classi, e che LEI ha improvvisamente deciso d'autorità, senza degnarmi di una spiegazione e quindi, per quanto mi riguarda, senza una sola ragione al mondo, di farmi lavorare in due sezioni diverse. E infine la cosa più pazzesca: come ultima "spiegazione" mi ha raccontato che anche (anche?) M. le ha chiesto di cambiare sezione. E mi chiedo: perché mi racconta questa storia? Che cosa ha a che fare con me e con la mia richiesta? Avrebbe per caso intenzione di togliermi un'altra volta le mie classi per darle a lei e sbattere me da qualche altra parte? Distruggendo tutti i progetti cominciati con E. e con M. e con R.? E soprattutto fregandosene della tanto decantata continuità didattica?
A questo punto mi vedo costretta a dirle nel modo più chiaro e franco che ne ho abbastanza. Devo dirle nel modo più chiaro e franco che la mia pazienza è arrivata al limite. Che la mia disponibilità a sopportare in silenzio, per amore di pace, ogni sorta di prepotenza, di arbitrio, di prevaricazione, di sopruso è arrivata al limite. Che non sono più disposta, con sessant'anni di età e trentacinque di anzianità, a lasciarmi sbattere da una parte all'altra secondo il capriccio di non si sa chi. Che non sono più disposta a farmi trattare come una marionetta. In queste ultime due settimane, in tutte e tre le classi, non ho praticamente lavorato, perché non saprei davvero dove trovare la voglia e l'interesse di fare cose che non so se, e da chi, potranno essere portate avanti. Quindi la mia richiesta, a questo punto, è ultimativa: l'anno prossimo o insegnerò nelle mie classi, o mi rifiuterò di insegnare. A lei la scelta. E mi auguro, per il bene di tutti, che sarà una scelta ragionevole.

Il motivo per cui ho scelto di scriverle anziché parlarle, oltre al fatto che è più facile ottenere udienza dal papa che trovare lei con un quarto d'ora a disposizione, è che purtroppo sono di un'emotività al limite del patologico, e quando sono furibonda, rabbiosa e frustrata come sono in questo momento, accade facilmente che mi blocchi o diventi aggressiva: cose entrambe che - ne converrà - è preferibile evitare.

Pubblicato il 10/6/2011 alle 22.30 nella rubrica Diario.

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