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DI CAMPI PROFUGHI E ALTRI ANIMALI

Immaginate che una ONG neozelandese arrivi qui a portare aiuti umanitari e sostegno morale a un campo profughi della pianura Padana. Dice, ma chi è che ci sta in questo campo profughi? Italiani. Italiani? Sì, italiani, embè? Dice, ma da dove vengono questi profughi italiani? Eh, da varie parti: da Bergamo, da Lodi, da Monza, da Crema... Dice no, scusa, ma sono tutti di qui! Sì, embè? Dice, ma se sono tutti a casa loro, perché si chiamano profughi? Come perché, si chiamano profughi perché stanno in un campo profughi, cosa c’è di così complicato da capire? Dice, ma perché stanno in un campo profughi? Perché sì, ci devono stare, come ci sono stati i loro genitori e i loro nonni e come ci stanno le loro mogli e come ci staranno i loro figli e i loro nipoti e... Ma non c’è soluzione? No, non c’è. E la colpa di chi è? Della Svizzera. Ah, è la Svizzera che li ha costruiti? No, è l’Italia. Ma per volontà della Svizzera? No, per volontà dell’Italia. Ma è la Svizzera che ci ha messo dentro questa gente? No, è stata l’Italia. Ma è la Svizzera che vuole che ci rimangano? No no, è l’Italia. Ma allora, scusi, cosa c’entra la Svizzera? La Svizzera c’entra sempre, ed è sempre colpa sua.
Vi sembra una fantasia demenziale? Vi sembra da abuso di droghe pesanti che qualcuno immagini dei campi profughi italiani in territorio italiano con dentro profughi italiani? Vero. Però nessuno trova non dico demenziale, ma neppure un pelino sorprendente il fatto che vi siano campi profughi palestinesi in territorio palestinese sotto sovranità palestinese con amministrazione palestinese costruiti da palestinesi popolati da palestinesi. E che ogni volta che si parla di questi campi profughi il dito accusatore si levi contro Israele.

barbara

Pubblicato il 16/5/2011 alle 17.44 nella rubrica Diario.

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