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QUANDO LIBERTÀ È SINONIMO DI IMMORALITÀ

La libertà di pensiero e di parola, la possibilità di manifestare dissenso, la facoltà di operare le proprie scelte sono, indiscutibilmente, l'essenza della democrazia. E siamo dunque ben lieti che nel democratico e libero stato di Israele tutto ciò sia garantito. Accade tuttavia, a volte, di avere l'impressione che alcune scelte superino decisamente il segno, se non della legalità, quanto meno del senso morale. È accaduto quando un gruppo di rabbini ultraortodossi sono andati ad abbracciare Ahmadinejad in segno di solidarietà per il suo proposito di annientare Israele. Ed è successo di nuovo in questi giorni.
Dopo la strage della famiglia Fogel (ricordiamo, accanto ai genitori Udi e Ruti, i piccoli Yoav, Elad e Hadas di appena 3 mesi), molti sono andati a visitare i “coloni” di Itamar e, soprattutto, a portare un segno di solidarietà ai tre giovanissimi sopravvissuti Tamar, Roi e Yishai. Purtroppo, e lo scrivo con grande dolore, altri hanno fatto una scelta molto diversa: sono andati ad alleviare il dolore delle famiglie che vivono nel villaggio vicino a Itamar, ad Awarta. La ragione è molto semplice: la polizia israeliana, conoscendo il DNA degli assassini, ed intuendo che questi venissero proprio da Awarta, hanno prima esaminato il DNA di tutti i residenti, e, successivamente, hanno avuto l’arroganza di arrestare i colpevoli, Muhammad Awad, il figlio Amjad e il nipote Hakem. A questo punto alcuni membri delle associazioni ebraiche Nashim L’Shalom (Donne per la pace), Gush Shalom (Il blocco per la pace) e Adam Lelo Gvulot (Uomo senza confini), hanno preferito portare la loro solidarietà proprio alla famiglia Awad, facendosi fotografare con la inconsolabile madre (e zia) dei due assassini che, a suo parere, non avrebbero saputo uccidere neppure una gallina (è opportuno ricordare che, dopo la prima strage, accortisi di aver dimenticato Hadas, che si era messa a piangere, sono tornati sui loro passi per compiere meglio la loro opera, e, il giorno successivo, sono andati, come se niente fosse, a scuola).
Dopo questa visita ebbero la sfrontatezza di definire “pogrom” l’azione della polizia israeliana. Pogrom? Sì, proprio pogrom! È ben vero che, quando questi nostri correligionari andarono a Awarta, la polizia  israeliana non aveva ancora ufficializzato le ragioni degli arresti; ma non è forse quanto succede in ogni nazione civile, dove si rispettano le leggi del codice e non quelle del clan?
Credo che davvero noi tutti dobbiamo, indipendentemente dal nostro pensiero politico (di destra o di sinistra, filo o anti sionista che sia), riflettere attentamente: il mondo tutto quanto, e non solo Israele (al momento governato da Netanyahu) sta di fronte a una guerra che uomini senza scrupoli, ma con mezzi economici senza pari, ci hanno dichiarato. Chi non lo capisce non potrà, domani, avere un trattamento diverso da quello riservato agli amici dei nazisti e dei fascisti. Ma a costoro, fin da oggi, deve andare tutto il nostro disprezzo, sperando che riescano a comprendere ed a ravvedersi, prima che sia troppo  tardi.
Emanuel Segre Amar

(Poiché il direttore e unico responsabile di una pubblicazione che preferisco non nominare ma che in parecchi capiranno lo stesso si è rifiutato di pubblicare questo articolo, lo potete leggere solo qui e in alcuni altri blog)

barbara

Pubblicato il 25/4/2011 alle 17.22 nella rubrica Diario.

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