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ADESSO NON SO

Questa sera è iniziato Pesach, la Pasqua ebraica, e avevo in mente di fare un post di auguri, come al solito, però adesso non so. C’è quel ragazzino, Daniel Wiplich, quello che tornava da scuola su quell’autobus centrato da un missile palestinese. Un missile teleguidato, arrivato sull’autobus che fino alla fermata prima era stato pieno di ragazzini perché programmato per centrare l’autobus pieno di ragazzini. Un missile da 280.000 dollari arrivato da quella che chiamano prigione a cielo aperto, quella da cui ci arrivano quotidiani frignamenti, quella che ci raccontano essere costantemente sull’orlo della catastrofe umanitaria, morte per fame, mancanza di tutto e chi più ne ha più ne metta. Daniel aveva 16 anni. È rimasto in coma una settimana, poi il suo cuore si è fermato. I giornali non ne parlano, perché hanno troppo da fare ad esaltare le gesta dell’eroe, del martire, di quello che, esattamente come i nazisti,invitava quanti avessero in casa dei cani a ''sguinzagliare le bestie eroiche contro i coloni''. I giornali non hanno tempo di occuparsi degli ebrei assassinati oggi: è molto più redditizio piangere, se proprio tocca, su quelli di ieri. E rimettere, oggi, sugli altari quelli che provvedono a toglierli dai piedi.
Questa sera è iniziato Pesach, la Pasqua ebraica, e avevo in mente di fare un post di auguri, come al solito. Poi alla fine ho deciso di no. C’è da parlare di quel ragazzino, Daniel, che aveva 16 anni e che stava tornando da scuola e che aveva la vita davanti e qualcuno ha deciso di chiuderla, quella vita, con cinquanta, sessanta, settanta anni di anticipo perché Daniel era ebreo e i seguaci della religione di pace e i pacifisti di professione non possono aspettare tutti quegli anni che uno sporco ebreo crepi di morte naturale. E allora si comprano missili da 280.000 dollari. O si sguinzagliano cani, come i nazisti. C’è da parlare di quel ragazzino perché i giornali non lo fanno e la televisione non lo fa e la radio non lo fa, e qualcuno bisognerà pure che lo faccia. E dunque al diavolo gli auguri. Riposa in pace, piccolo Daniel, e possa non riposare mai chi ha voluto la tua morte e chi l’ha esaltata.

barbara

Pubblicato il 19/4/2011 alle 3.21 nella rubrica Diario.

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