Blog: http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it

IL MASSACRO NEL DNA

Sebbene distinti – il nazionalismo mirava a liberare un territorio, mentre l’emancipazione lottava per abolire una discriminazione giuridica – questi due movimenti erano tuttavia organicamente collegati. Infatti ogni gruppo dhimmi, a causa della sua dispersione nella umma, partecipava di entrambi. Se i cristiani e gli ebrei rivendicavano uguali diritti sui luoghi in cui la storia li aveva dispersi, tali rivendicazioni si trasformavano tuttavia in movimenti nazionalistici nelle province che erano state culla della loro storia specifica: la Grecia, i Balcani, l’Armenia, la Terra Santa. Ecco perché persecuzioni e massacri colpirono indistintamente i dhimmi ovunque si trovassero, in quanto la umma accomuna in un identico rifiuto sia l’Europa – per giunta colonizzatrice – che patrocinava i movimenti di liberazione e di emancipazione, sia i suoi protetti.
È possibile seguire l’arretramento della umma grazie alla traccia di sangue che lasciò nelle comunità dhimmi. La guerra di Crimea (1853-1856) suscitò rappresaglie contro gli armeni, espropriati a vantaggio dei rifugiati musulmani di etnia circassa. Massacri in Grecia e «orrori bosniaci» nei Balcani accompagnarono le guerre di liberazione greca e balcanica. L’emancipazione provocò lo sterminio di 20.000 cristiani in Siria e in Libano (1860). I pogrom in cui perirono tra il 1895 e il 1896, nell’Armenia turca, dai 100.000 ai 200.000 armeni, si estesero anche ai cristiani di Siria, i cui villaggi vennero incendiati e saccheggiati, mentre gli uomini furono uccisi e le donne rapite. All’inizio del XX secolo il nazionalismo armeno fu schiacciato da un genocidio che, tra il 1915 e il 1917, travolse indistintamente giacobiti, caldei, siriaci, cattolici e protestanti. Nella sola città di Mardin (Mesopotamia) furono massacrati 86.000 giacobiti.
In meno di un secolo, le guerre di liberazione e i movimenti di emancipazione, oppure l’ascesa economica dei raya, provocarono l’estinzione di questi popoli e la loro pressoché totale scomparsa dal dar al-islam. Eccettuato l’Egitto, che in questo periodo cruciale era controllato dall’Inghilterra, la disintegrazione dei popoli indigeni non musulmani della Turchia e del Levante fu il risultato sia dell’abolizione della dhimma che dell’alleanza – tanto temuta e ostinatamente rifiutata in passato – tra i cristiani orientali e un Occidente indubbiamente seduttivo, ma che, sotto la vernice dell’umanitarismo, mascherava i suoi calcoli politici.
(Bat Ye’or, Il declino della cristianità sotto l’islam, Lindau, pp. 244-245)

Un millennio e mezzo di storia sono qui a testimoniarlo: nella buona e nella cattiva sorte, nella ricchezza e nella povertà, in guerra e in pace, con o senza motivi, con o senza provocazioni, con o senza pretesti, un’occasione per fare un bel massacro questa gente non se l’è mai lasciata scappare. E, per inciso, ebrei e cristiani nel Nord Africa e in Medio Oriente non erano “in casa d’altri”: erano in casa propria da sempre. Erano gli altri, gli arabi musulmani, ad essere entrati abusivamente in casa loro. E non sono molto sicura che massacri, deportazioni, stupri etnici, conversioni forzate e annientamento di antichissime lingue e culture si possano considerare un modo di “pagare l’affitto”.

     

         

    

  

 



         

  (qui)

barbara

Pubblicato il 16/3/2011 alle 21.48 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web