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E QUATTRO (20)

Ritagli rimasugli frattaglie 3

E poi abbiamo visto il museo d’Israele da poco riaperto, col miracolo dei rotoli del mar Morto miracolosamente riemersi grazie a una capra beduina che si era data alla fuga e al pastore intenzionato a recuperarla a qualunque costo, e le sinagoghe di varie comunità della diaspora ricostruite nello stile originario e arredate con gli arredi originali donati dalle comunità stesse (assolutamente strepitosa quella dei Caraibi, tutta di un bianco abbagliante e col pavimento ricoperto di sabbia candida e sottile come farina per purificarsi quando si entrava).
E la vecchia stazione di Tel Aviv ricostruita come luogo di intrattenimento, con locali e negozi e alberi giganteschi e i capannoni in cui avevano alloggiato gli inglesi al tempo del mandato britannico.
E la danza improvvisata in Ben Yehuda a Gerusalemme da un gruppo di ragazzi fra cui una deliziosa soldatina dal viso pieno di lentiggini.
E il locale di Max Brenner, da cui si esce letteralmente strafatti di cioccolata – e magari, approfittando di quella magica invenzione che è la carta di credito, con una borsa stracolma di dolci e cosmetici al cioccolato, oltre che delle più strepitose scatole mai viste da occhio umano.
E gli stambecchi dell’oasi naturale di Ein Gedi, vicino al mar Morto.



E le alture del Golan, da cui i cecchini siriani facevano il tiro al piccione sui contadini e sugli abitanti dei villaggi sottostanti









e di cui le anime belle, incuranti di questi precedenti, incuranti del fatto che dalla Siria continuino ad arrivare segnali non solo tutt’altro che rassicuranti, ma anche sempre più minacciosi su ciò che accadrebbe se riavessero in mano quelle alture, e incuranti dell’infinità di reperti archeologici di insediamenti ebraici antichissimi – ossia risalenti a molto prima dell’invasione araba, con relativa pulizia etnica delle popolazioni autoctone - trovati in tutta l’area, continuano a chiedere a gran voce la restituzione – guardandosi bene, naturalmente, dal chiedere alcunché alla controparte.
E poi l’incanto del golfo di Haifa – sì, lo so, ve l’ho già mostrato, ma non così – immerso nelle brume del crepuscolo.



E poi Giaffa e le sue case antiche e i suoi vicoli lastricati e le sue scale e le sue piazzette e le sue palme e il Mediterraneo verso Tel Aviv









e infine lui



che non si sa se stia arrivando o partendo o passando, a me comunque è piaciuto e l’ho fotografato e adesso lo regalo anche a voi. E arrivederci al prossimo viaggio.

barbara

Pubblicato il 19/2/2011 alle 19.6 nella rubrica Diario.

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