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UNA DOMANDINA PICCOLA PICCOLA

Al signor Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Hussein Obama 

Egregio signor Presidente,
un po’ meno di due anni fa molti iraniani, soprattutto giovani, sono scesi nelle strade per protestare contro gli spudorati brogli elettorali messi in atto da Ahmadinejad, e per chiedere libertà, per chiedere democrazia, per chiedere la fine del regime islamico, ossia di uno dei regimi più oppressivi e più criminali della storia recente. Da lei, signor Presidente, non una sola parola è giunta a sostegno di quei giovani. E quando il regime ha messo in atto la sua spietata e sanguinosa repressione, molto blande sono state, signor Presidente, le sue critiche ad Ahmadinejad, a cui non ha fatto comunque mancare il suo sostegno e la sua solidarietà. Il perseguire la democrazia, evidentemente, non occupava il primo posto nella sua agenda, in quel momento. Né quella politica, né quella morale.
Qualche settimana fa, signor Presidente, molte persone, soprattutto giovani, sono scese nelle strade in Egitto e in Tunisia. Quell’Egitto in cui,
secondo un sondaggio Pew del giugno 2010, fatto quando la situazione era ancora tranquilla, il 59% degli Egiziani appoggia i fondamentalisti islamici e solo il 27% appoggia i modernizzatori. Il 50% appoggia Hamas. Il 30% appoggia Hizbollah. Il 20% appoggia Al Qaida. Oltre il 95% vorrebbe vedere aumentata l'influenza islamica nella vita politica fino a farla divenire predominante. L'82% degli Egiziani è in favore dell'esecuzione per lapidazione delle adultere, il 77% è favorevole alle fustigazioni di piazza e al taglio di mani e piedi per i ladri. L'84% è favorevole all'esecuzione della condanna a morte per chi abbandoni l'Islam. Appena iniziata la rivolta, signor Presidente, in Egitto sono apparse immagini come queste, vi è stato un assalto all’ambasciata israeliana al Cairo (notizia che tutti i nostri mass media hanno preferito tacere, forse per non rischiare di turbare i nostri sonni) mentre in Tunisia gli insorti hanno pensato bene di attaccare la sinagoga. E lei, signor Presidente, in quel preciso momento si è accorto che quello di Mubarak, fino al giorno prima fedele e solido alleato, era un regime illiberale e autoritario, e si è immediatamente, esplicitamente, ufficialmente schierato al fianco degli insorti, scaricando il suddetto fedele e solido alleato.
Ora, signor Presidente, sembra che anche i giovani iraniani stiano nuovamente cominciando a scendere per le strade e protestare. Lei, a quanto mi risulta, non si è ancora pronunciato in merito, ed è a questo punto che, considerati anche i suoi noti precedenti, vorrei rivolgerle la mia domandina piccola piccola, e che dovrebbe anche essere facile facile, dal momento che le è già stata rivolta: lei, signor Presidente, da che parte sta?

barbara

Pubblicato il 16/2/2011 alle 16.39 nella rubrica Diario.

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