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E QUATTRO (14)

Itzik

Itzik era il nostro autista, quello per cui occorre rispolverare il fatidico ho visto cose che voi umani eccetera. Mica che non fosse bravo, per carità, anzi, onore al merito, diciannove siamo partiti, venti con la guida, e diciannove, venti con la guida, siamo arrivati. Tutti con due gambe e due braccia ecc. ecc. No no, su quello niente da dire. È solo che il nostro Itzik, prima di fare l’autista di autobus, stava nell’esercito e faceva l’autista di semicingolati. E a quanto abbiamo avuto modo di verificare, nessuno ha ancora provveduto a spiegargli che

a) un autobus non è un semicingolato
b) se lui non sa la strada e la guida sì e lui vuole girare a destra e la guida gli dice di girare a sinistra, anche se la guida non è un ufficiale di grado superiore al suo non è disonorevole fare come dice lei
c) se la guida insiste che bisogna girare a sinistra non è obbligatorio per legge dare in escandescenze
d) sulla strada, a differenza che nei campi dove si fanno le esercitazioni, c’è un sacco di gente, che non va solo dove ha deciso il comandante. A volte capita addirittura che abbiano diritto di precedenza, e non sarebbe male lasciargliela
d) un autobus non ha le dimensioni di una Cinquecento, per cui se in un certo spazio una cinquecento ci passa, ciò non significa automaticamente che ci passi anche un autobus

Però era simpatico, sul serio. E anche noi gli eravamo simpatici perché, ci ha spiegato, salendo la mattina lo salutavamo. Gli chiedevamo come stava. A volte scambiavamo anche qualche parola con lui. E lui a tutto questo non è abituato: i turisti di solito si comportano come se lui fosse un robot, parte dell’attrezzatura dell’autobus, e lui li percepisce come se fossero dei numeri anziché delle persone. Evidentemente si tratta delle solite comitive di pellegrini che vanno in Terrasanta a visitare i Luoghi Santi: lui, in quanto ebreo israeliano, non fa evidentemente parte dei soggetti meritevoli di attenzione.

barbara

Pubblicato il 26/1/2011 alle 23.59 nella rubrica Diario.

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