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E QUATTRO (7)

Pierbattista Pizzaballa

Sinceramente, non me l’aspettavo. Perché conosco la storia. E conosco, nello specifico, la triste e trista storia dei francescani. I secoli passati a battere palmo a palmo tutta l’Europa, città per città, villaggio per villaggio, parrocchia per parrocchia, vomitando le loro prediche infiammate e infiammanti, scatenando sistematicamente micidiali pogrom, seminando sul proprio cammino morte e distruzione. E i trecento francescani che con le armi benedette da Sua Eminenza Aloisius Stepinac, arcivescovo di Zagabria, elevato all’onore degli altari da Sua Santità Giovanni Paolo II (santo subito!) – quello che tuonava “non muri ma ponti” (santo subito!) perché i muri impediscono ai terroristi di macellare gli ebrei, e ciò è male; quello della “terra del Risorto messa a ferro e fuoco” (santo subito!); quello della “occupazione che si fa sterminio” (santo subito!) e mai una parola sul terrorismo (santo subito!) – i trecento francescani, dicevo, che con quelle armi andavano insieme agli ustascia a fare strage di serbi e di ebrei nei campi di sterminio croati. E il predecessore di Pierbattista Pizzaballa, Giovanni Battistelli – sia cancellato il suo nome – e il suo odio e le sue menzogne, anche lui conosciamo fin troppo bene. E dunque, ecco, non me lo aspettavo, e quando ho saputo che avremmo incontrato il Custode di Terrasanta avevo promesso: gli farò vedere i sorci verdi. E invece no: padre Pizzaballa è una persona degna del massimo rispetto. Non ci ha propinato il solito, frusto mantra che “i cristiani in terrasanta continuano a diminuire” ma ha detto, correttamente, che i cristiani continuano a diminuire a Gaza e in Cisgiordana, e in Israele invece no. Non ha tentato di raccontarci la storiella che i disagi dei cristiani dipendono dal “muro”: ha detto che il problema è il fondamentalismo islamico. E ha persino osato parlare del COSIDDETTO assedio della Natività (sì, proprio così: marcando la parola). E ha confessato di essere arrivato lì, come tanti, con un sacco di pregiudizi, e di aver dovuto fare un duro lavoro su se stesso per liberarsene. Potrebbe sorgere spontaneo il sospetto che adatti, ipocritamente, le proprie esternazioni a seconda del pubblico che ha di fronte, ma ciò che ha detto a noi, lo ha detto davanti a due registratori, cioè sapendo che ogni sua parola poteva essere diffusa e documentata. In breve, è stato un incontro bello e appagante, che neanche per un momento mi ha ispirato la tentazione di essere cattiva – e chi mi conosce si renderà conto di che cosa ciò significhi. E per definire padre Pizzaballa mi viene un solo aggettivo: una persona onesta, qualità che tutti gli riconoscono. Cioè, tutti tranne uno, che non nominerò, per non rischiare di provocare un infarto a chi lo considera una specie di dio in terra, nel caso dovesse capitare da queste parti. Devo però dire che alla cena di Shabbat e in alcuni altri incontri ho avuto il conforto di verificare che non sono l’unica persona al mondo ad essere impermeabile al sorriso smagliante e al sapiente gigioneggiare dell’illustre cattedratico e a scorgere, dietro le dotte – ma non sempre oneste e veritiere - parole accuratamente allineate, una notevole quantità di aria. Che poi, a voler andare un po’ a fondo,

anche sull’intelligenza c’è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
lesse un articolo senza un cavicchio capi i-i-i i-i-re.


Anzi, a voler essere proprio proprio pignoli, di cose lette e non capite, ce ne sarebbero due. E se ne ho beccate due in poco tempo io che non lo frequento, chissà quante se ne troverebbero a volere un pochino indagare. Ma preferisco fermarmi qui, che tanta attenzione un tale personaggetto non la merita davvero, e ritornare, per concludere, a padre Pierbattista Pizzaballa, che in questo bellissimo viaggio, contrariamente a quanto mi aspettavo, anziché il neo ha rappresentato una perla di non secondaria grandezza.



barbara

Pubblicato il 14/1/2011 alle 20.26 nella rubrica Diario.

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