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SPIGOLATURE A MARGINE

La bandiera israeliana – in faccia all’ambasciatore – ruotata di 90°, cosicché i due triangoli che formano la stella anziché in verticale, con le punte in alto e in basso, erano in orizzontale, con le punte a destra e a sinistra.



Il tipo esagitato che dribblando il servizio di sicurezza è piombato in sala urlando che non siamo una democrazia perché non permettiamo contraddittorio.
Le sorridenti suorine con le cuffiette candide tipo olandesina in processione a portare all’ambasciatore una scatola di mele e fiori e poi attentissime ascoltatrici dall’inizio alla fine.



Il giovane strafighissimo presidente – e appassionato oratore – del Makkabi di Francoforte.


(ma dal vivo è molto più migliore assai)

L’ambasciatore, uomo dotato di discreto fascino, di squisita cortesia, di ottimo inglese e di pessimo tedesco (da mal di pancia, a voler essere proprio precisi).



Il tipo accartocciato sulla sedia a rotelle (assomigliava a Hawking, ma lui per fortuna le mani le muoveva), che quando gli sono passata accanto mi ha energicamente strattonata per la giacca per segnalarmi che avevo dimenticato per terra, di fianco alla sua sedia a rotelle, la borsa, con dentro soldi, documenti, carta di credito, bancomat, specchio e rossetto.
L’incredibile quantità di gente venuta ad ascoltare.



Il finto occhio da pesce lesso del contrabassista e la quantità spaventosa di messaggi che, con quel suo occhio da finto pesce lesso, riusciva a mandare.



La disorganizzazione. Spaventosa. Caos totale. Chi conosce la “mitica organizzazione tedesca” solo per sentito dire, potrà forse essere stupito; io che, avendo studiato per un intero mese in Germania, la conosco per visto fare, non me ne sono stupita per niente. A Napoli, giusto per restare nei luoghi comuni, dubito fortemente che avrebbero potuto fare di peggio.
I “capi”. Qualcuno, fra i frequentatori di questo blog, ha un po’ di anni sulle spalle, e ricorda certamente le assemblee studentesche del cosiddetto sessantotto. E ricorderà anche quei microleaderini che cercavano di fabbricarsi un futuro da leader-di-un-livello-superiore, usando le assemblee del liceo o dell’università e le rivendicazioni degli studenti come palestra di addestramento. Alcuni poi ci sono riusciti, altri sono precipitati nel gorgo del terrorismo del decennio successivo. Gli uni e gli altri, come direbbe mia madre, dee gran figure porche. Mi ci hanno fatto pensare, si parva licet, quei capetti che si agitavano sulla scena del congresso di Francoforte.
La gentilissima – e molto bella – giovane signora dall’inglese impeccabile che ci ha aiutati a districarci fra i centomila treni che percorrono incessantemente le viscere di Francoforte, senza la quale non so se e quando saremmo riusciti a raggiungere l’aeroporto (che poi abbiamo comunque rischiato di mancare perché quando ci siamo arrivati, nonostante la gigantesca tabella FLUGHAFEN – AIRPORT, Emanuel si è per un tempo infinito ostinato a negare che quella fosse la stazione dell’aeroporto e non voleva saperne di scendere).

barbara

Pubblicato il 3/11/2010 alle 23.54 nella rubrica Diario.

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