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SGRANOCCHIANDO PISTACCHI

Il titolo di questo post, scritto circa cinque anni fa e pubblicato nell’altro blog, era ispirato da un articolo del Corriere della Sera. Sia il titolo che il tema mi sembrano ancora drammaticamente attuali, e per questo penso che possa valere la pena di riproporlo.

Dal Corriere della Sera di oggi: “Il presidente della Repubblica Jalal Talabani ieri ha redarguito i Paesi arabi che si dicono «fratelli» del nuovo Iraq ma poi non mandano a Bagdad un ambasciatore che sia uno. Il suo predecessore, il sunnita Ghazi Al Yawar, un anno fa accusò gli stessi vicini di star seduti «dondolando le gambe e sgranocchiando pistacchi», mentre gli iracheni «muoiono per mano dei terroristi»”. Sembra, in effetti, che sgranocchiare pistacchi sia una delle attività preferite da gran parte dell’umanità: un sacco di europei sgranocchiavano pistacchi mentre la più nefasta delle dittature si impossessava della Germania per estendere poi i suoi tentacoli su tutta l’Europa. E continuavano a sgranocchiare pistacchi mentre gli ebrei venivano sterminati nelle camere a gas. E tutto il mondo arabo ha sgranocchiato pistacchi mentre una parte del mondo arabo induceva i palestinesi a lasciare le proprie case e li rinchiudeva in squallidi campi profughi. E il mondo ha continuato a sgranocchiare pistacchi mentre agenti stranieri, perseguendo le proprie politiche personali, inventavano la “causa palestinese” e la prendevano in mano, usando sia come armi che come proiettili sempre i palestinesi. Il mondo intero ha sgranocchiato pistacchi mentre in Cambogia veniva eliminato un quarto dell’intera popolazione. E ha sgranocchiato pistacchi mentre in Ruanda si consumava un genocidio. E sgranocchiamo pistacchi sui massacri del Darfur, sulle donne musulmane private di ogni diritto e di ogni dignità, sulle bambine arabe prima stuprate e poi assassinate – o “legalmente” condannate a morte – perché portatrici di disonore, sugli omosessuali impiccati, sui giornali chiusi, su una “resistenza” che massacra i propri inermi concittadini, su un terrorismo che avanza e ci incalza, e non si trova di meglio che puntare il dito contro le vittime.

E se provassimo tutti, una volta al giorno, per cinque minuti, a smettere di sgranocchiare?

E se invece che cinque anni fa, lo avessi scritto cinque ore fa, la lista sarebbe ben più lunga. Non vi annoierò con l’elenco completo di tutti gli eventi, tutte le tragedie, tutti i crimini sui quali il mondo intero ha allegramente sgranocchiato pistacchi, ma uno almeno è doveroso ricordarlo: il sinodo dei vescovi sul medio oriente. Quel sinodo in cui Israele e l’ebraismo tutto sono stati attaccati con una violenza e con una perfidia mistificatrice che dovrebbero lasciare sgomenti; quel sinodo in cui questi sono stati definiti un “corpo estraneo” che “corrode” e che “non è assimilabile”: quella cosa che il nazismo chiamava esplicitamente cancro mentre il sinodo preferisce ricorrere a perifrasi, ma il concetto è quello, e si comprende perfettamente; quel sinodo che ha imboccato una strada identica a quella che, ottant’anni fa, ha avuto come capolinea le camere a gas. E con le uniche eccezioni di Ugo Volli (qui e qui) e Giulio Meotti, sembra proprio che nessuno abbia smesso di sgranocchiare pistacchi, dondolando pigramente le gambe.
Sarebbe già una consolazione poter sperare che alla fine vadano di traverso solo agli sgranocchiatori, ma la storia insegna che non sarà, purtroppo, così.


barbara

Pubblicato il 24/10/2010 alle 20.14 nella rubrica Diario.

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