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MILLE E UNO MODI PER DISINFORMARE

Dunque succede che un blog dà una notizia, un altro blog la riprende, altri la ampliano, e insomma, la notizia gira. La notizia sarebbe che è uscito un libro di testo che racconta le vicende israelo-palestinesi sia dal punto di vista israeliano che da quello palestinese e, pensate un po’, avete pensato bene? Sì? Ecco, è così, i bravi buoni onesti intelligenti palestinesi lo hanno adottato, i perfidi giud sionisti invece no. Potete trovare la notizia qui (poi parzialmente corretta ma non smentita in seguito a un intervento nei commenti), che sarebbe un blog che si pretenderebbe neutrale, diciamo equivicino, in cui capita però spesso e volentieri di leggere cose che sembrano molto più equivicine a una parte che all’altra, e capita che chi puntualizza a favore di Israele viene rimbeccato, e capita che chi scrive nei commenti che Gaza non è un campo di concentramento bensì di sterminio non viene invece rimbeccato neanche un po’. Vabbè. La notizia, dicevo. Viene data con grande risalto, ma poi salta fuori lui che spiega che no, non è proprio proprio esattamente così che stanno le cose (e ne parlano tra l’altro anche loro). E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, salto fuori anch’io, che quel libro l’ho letto sette anni fa quando è uscito in Italia – e non dite poi che non siamo all’avanguardia! – e ne ho fatto la recensione per il sito ebraismo e dintorni, che adesso non esiste più ma a quel tempo esisteva, e questa recensione adesso ve la beccate, perché ve la schiaffo qui.

Confesso: a pagina 35 mi sono fermata. Perché non sono più tanto giovane. E poi ho anche l'ulcera e quindi, scusate, qualche riguardo me lo devo proprio. E come può reagire una povera ulcera, leggendo un passo come questo? "Al 1917 si aggiungono gli anni 1929, 1933, 1936, 1947, 1948, 1967, 1987, 2002, e tante altre date ancora, che rappresentano le infinite tragedie, guerre, sofferenze, uccisioni, distruzioni, esili e altri disastri subiti dal popolo palestinese". Ora, noi che di cose israelo-palestinesi ne mastichiamo da un bel po', sappiamo benissimo che quelle sopra riportate sono date di immani massacri di ebrei da parte degli arabi, di guerre scatenate dagli arabi per distruggere Israele e sterminare gli ebrei e altre simili amenità, ma la maggior parte dei lettori, che già faticano a ricordare le cose dell'altroieri, che cosa ne possono sapere? "Coraggio individuale e intelligenza collettiva", "rispetto reciproco dell'altro" "ammirevole accettazione di coesistere": queste cose, secondo le varie presentazioni, introduzioni, prefazioni, troviamo in questo libro, in cui un gruppo di professori israeliani e uno di professori palestinesi scrivono, separatamente ma in contemporanea, la "storia di Israele". Fra virgolette, naturalmente, visto che la storia raccontata dai palestinesi è quanto di più fantasioso si possa immaginare: ci narrano di un Sir Moses Montefiore che già dal 1845 aveva progettato l'espulsione di tutti gli arabi dalla Palestina; di un Israele che occupa il 77% della Palestina, quando sappiamo che il 78% è occupato dalla Giordania (su terra rubata dalla Gran Bretagna ai pionieri ebrei!) e il rimanente 22% è ulteriormente diviso fra ebrei e arabi; arrivano ad affermazioni deliranti come questa: “Questo portò all’usurpazione della patria e alla dispersione di un intero popolo, fatto senza precedenti nella storia", e sono talmente bravi storici da confondere gli arabi con gli ottomani e la Palestina con l'Asia Minore! Facile ipotizzare che il lettore comune immaginerà che ognuna delle due parti tiri acqua al proprio mulino, farà la tara ad entrambe le versioni e concluderà che la verità sta più o meno nel mezzo.
Comunque, io ho l'ulcera, ma voi, anche se non l'avete, lasciate perdere lo stesso: sarebbero in ogni caso tempo e soldi buttati via.

Ecco, adesso anche a voi è chiaro l’altissimo valore morale ed educativo del libro che i perfidi giud sionisti non hanno voluto introdurre nelle proprie scuole, il grandissimo incentivo alla pacifica coesistenza e alla concordia a cui hanno dato un calcio e, last but not least, la cristallina onestà degli storici palestinesi. Per non parlare di quella di certi sedicenti giornalisti che hanno dato la “notizia” nella forma che ho detto all’inizio.

barbara

AGGIORNAMENTO: qui.

Pubblicato il 14/10/2010 alle 4.3 nella rubrica Diario.

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