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E PARLIAMO DELLA POLITICA ESTERA ITALIANA

C’era una volta la diccì, do you remember? Quella che nel segreto dell’urna Dio ti vede e Stalin no. A quel tempo la politica estera italiana era filoaraba, filopalestinese e antiisraeliana. È il tempo degli abbracci fra Andreotti e il terrorista Arafat, è il tempo del “lodo Moro” (quel Moro complice attivo di terrorismo, quel Moro complice attivo di assassinio e di strage che qualcuno ancora vorrebbe onorare come martire, come politico esemplare, come grande statista), in base al quale viene concesso ai terroristi palestinesi diritto incondizionato di caccia nei confronti degli ebrei italiani. In politica interna, intanto, è il tempo in cui viene assassinata Giorgiana Masi, mentre il signor KoSSiga – quel Cossiga che fino all’ultimo dei suoi giorni ha continuato a sputare nel piatto, senza peraltro rinunciare a mangiarvi, quel Cossiga che ha inaugurato il vezzo di andare all’estero per insultare gli avversari politici italiani, di fronte a giornalisti e politici esterrefatti che mai, in tutta la loro vita, avevano visto un simile scempio della politica – il signor KoSSiga, dicevo, ripete fino allo sfinimento che le forze dell’ordine non avevano armi da fuoco.
Finisce finalmente l’era diccì e vanno al governo i socialisti. A partire da quel momento la politica estera italiana diventa filoaraba, filopalestinese e antiisraeliana. La caccia all’ebreo è libera e incondizionata, all’unica condizione che si lascino in pace gli altri italiani, quelli per bene, quelli meritevoli di vivere. Si chiama selezione, questa cosa qui. Come ad Auschwitz. Ossia si prende una carrettata di ebrei e si fanno fuori, stando attenti a non fare fuori gli altri che non c’entrano. Succede a Entebbe, succede in Francia, succede in Argentina, succede un po’ dappertutto. Poi qualcuno se ne esce a dire ma guarda un po’ che disdetta, volevano ammazzare gli ebrei e invece sono morti dei cittadini innocenti. Più o meno come nell’attentato a Carlo Palermo, quando è capitato di sentir dire, fra i commenti alla notizia, che volevano uccidere il giudice e invece sono morti tre innocenti, una donna e i suoi due gemellini. Carlo Palermo, già. Impegnato a indagare su terrorismo e traffico d’armi. E un bel giorno tra le carte su cui riesce a mettere le mani sbuca fuori il nome di Craxi, e istantaneamente gli viene sottratta l’inchiesta, viene trasferito in Sicilia e lì, sicuramente molto meglio di quanto avrebbero potuto fare a Trento, gli organizzano un bell’attentato con autobomba. Ed è così che fra i crimini documentati del latitante Craxi, quello della complicità nel terrorismo internazionale non è riuscito ad approdare. Tutto come nell’era diccì, dunque? Non del tutto. Perché adesso, nell’era del sol dell’avvenir, si fa un passo avanti, e si mobilitano massicciamente le forze dell’ordine per impedire che i terroristi palestinesi, rei di massacri, vengano consegnati alla giustizia (uno e due).
E poi... E poi gli anni passano e i bimbi crescono e le mamme imbiancano e imbiancano anche i politici e le ere si succedono alle ere e arrivano al governo i comunisti che secondo loro bisognerebbe dire ex comunisti ma si sa che il comunista, come il maestro dell’immortale Paolo Conte, è nell’anima e dentro all’anima per sempre resterà (sì, certo, anche il fascista, ma occupiamoci di una perversione per volta, pliz). E che cosa succede quando agli esteri siede il comunista D’Alema? Eh, ne succedono di cose! Tanto per cominciare succede che la politica estera italiana diventa filoaraba, filopalestinese e antiisraeliana. Poi, per quanto riguarda personalmente il signor ministro, possiamo registrare che, oltre a farsi fotografare a braccetto, in corrispondenza d’amorosi sensi, coi capi del terrorismo antiisraeliano, si lancia in una serie di attacchi antiisraeliani senza precedenti nella pur antiisraelianissima storia della politica estera italiana. Volendo si potrebbe parlare anche dell’infinita serie di battute antisemite che, essendo nonostante tutto un politico e non un buffone, si premura di fare ben lontano dai microfoni e dalle telecamere, ma che non per questo riescono a passare inosservate. Ma non voglio rinunciare a parlare di quella che è forse l’apoteosi della sua politica estera. Mi riferisco all’episodio del medico palestinese e delle infermiere bulgare arrestati in Libia con l’accusa di avere infettato con il virus Hiv oltre quattrocento persone – documentatamente ammalatesi tre anni prima che medico e infermiere mettessero piede in Libia – tenuti in prigione per anni, torturati e infine condannati a morte. E che cosa fa l’Ineffabile? Invoca clemenza. Evidentemente non sa, l’Immarcescibile, che la clemenza si invoca per i colpevoli. Evidentemente ignora, l’Incommensurabile, che gli innocenti hanno DIRITTO alla GIUSTIZIA. O forse la questione è un’altra: il Nostro ama infinitamente i palestinesi, ai quali è molto più equivicino che agli israeliani, a patto che facciano i palestinesi. Ora, un palestinese che invece che andare a far massacri di ebrei, come è suo sacrosanto dovere, fa onestamente un onesto mestiere di medico, che razza di palestinese è? Perché mai il signor D’Alema dovrebbe occuparsi dei suoi diritti? Perché mai dovrebbe chiedere giustizia per lui?
E veniamo ai giorni nostri. Adesso al centrosinistra è succeduto il centrodestra, e al governo abbiamo il maggico Berlusconi, mentre degli esteri si occupa quel bel pupo del signor Frattini. Ebbene, immediatamente a ridosso dell’11 settembre Berlusconi afferma che la nostra civiltà è superiore a quella islamica, ma appena uno sceicco inarca un quarto di sopracciglio si precipita a dichiarare che è stato frainteso, che le sue parole e le sue intenzioni sono state travisate (maledetti giornalisti comunisti!) e che no, assolutamente no, mai mai mai neanche per un istante si è sognato di pensare una simile mostruosità! E poi gli anni passano e i bimbi crescono eccetera eccetera e l’Immaginifico li passa, gli anni, a raccontare barzellette antisemite, una più becera dell’altra, a fare battute antisemite, una più becera dell’altra, ad aumentare vertiginosamente il giro d’affari con l’Iran, a fare patti di ferro con Gheddafi, il capo di stato più antiisraeliano del pianeta. Esibendosi nel frattempo, nell’illusione di salvare le apparenze e rifarsi una verginità, con la faccina compunta e la kippah in testa, a Yad Vashem (dove, ricordiamolo, NON ci sono i morti, e quindi la kippah non è affatto d’obbligo). E il Fratino? Si spende, il Fratino, si spende tantissimo. A raccomandare a Israele di stare calmo. Di non reagire. Di non provocare. Di non rispondere. Vi ricordate quella vecchia battuta, “Non agitarti che fai il gioco del nemico”? È una battuta oscena, nel caso qualcuno non lo sapesse. Significa: mentre te lo mettono in culo stai fermo, che se no l’inculatore gode ancora di più. Ecco, questo è ciò che il fratino sta chiedendo a Israele: di stare fermo mentre il terrorismo glielo mette in culo. Detto così è volgare, lo so, ma è esattamente di questo che si tratta, ed è inutile girarci intorno. E al di fuori di Israele? Al di fuori di Israele succede che vince il Nobel per la pace un dissidente cinese in galera per reati di opinione, e il fratino non ci pensa neanche di striscio a chiederne la scarcerazione: gli affari sono affari, che diamine, e noi con la Cina ne abbiamo, di affari, oh se ne abbiamo! Ecco, adesso che la Farnesina è dominio del centrodestra e non più del centrosinistra, funziona così.
Vero che è bello vedere come le cose, nel corso degli anni e dei decenni, mutano e si evolvono?

barbara

Pubblicato il 11/10/2010 alle 23.1 nella rubrica Diario.

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