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UNA RIFLESSIONE SULL’IRAN

Ci è giunta nei giorni scorsi la lieta novella che Sakineh non sarà lapidata per adulterio: sarà impiccata per omicidio. Mi è allora tornato alla mente questo commento di rav Di Segni di qualche mese fa, che mi sembra interessante riproporre.

Il misterioso messaggio della Meghillà di Ester

A meno di un mese da Purim dovremmo cominciare a entrare nell'atmosfera di questa festa, in particolare con lo studio. La Meghillà di Ester è il documento fondante di questa festa, ed è, tra i libri della Bibbia, uno dei più intriganti, allusivi e misteriosi, se la si riesce a leggere bene. Ovviamente non manca chi dice che sia tutta un'invenzione, la storia, le descrizioni di ambiente e tutto il resto. Ma basta un istante di attenzione per capire che non è proprio così. Si pensi al motivo ripetuto delle impiccagioni. Haman chiede per Mordekhai una forca alta 50 braccia. Su quella forca, poi, ci finirà lui e dopo i suoi figli. Se qualcuno dubita del gusto malefico del potere persiano antico per le impiccaggioni ostentate, si legga le cronache quotidiane dall'Iran e mediti sulle lugubri immagini di pali meccanici altissimi usati per impiccarci dissidenti e "criminali". Stessi luoghi, stesso rito macabro, speriamo anche stesso esito di Purim, magari un po' meno truculento, ma comunque risolutorio.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

Sì, in effetti, se su una di quelle forche ci finissero, invece di Sakineh, Ahmadinejad e i suoi accoliti – e magari anche quelcuno dei loro accesi sostenitori nostrani – non sono molto sicura che impazzirei dalla disperazione.

                    

          

barbara

Pubblicato il 2/10/2010 alle 23.24 nella rubrica Diario.

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