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LA STRADA DI SMIRNE

Qua sì che faccio proprio una recensione coi fiocchi, continuavo a dirmi mentre lo leggevo. Poi ho finito di leggerlo, ho preso penna e quaderno e... niente, non mi veniva niente. Non per il panico da pagina bianca, no: scrivo testi di ogni sorta da quando avevo sette anni, e non ho davvero mai saputo che cosa fosse. No, il motivo era un altro: era l’eccesso. Era l’affollarsi disordinato di troppe sensazioni, troppe emozioni, troppa sofferenza che si accavallavano – che tuttora si accavallano – le une sulle altre, finendo per ostruire l’uscita. E tuttavia non posso rinunciare a scriverne, non posso rinunciare a farvi conoscere questo nuovo capolavoro di Antonia Arslan, che prosegue la storia narrata in La masseria delle allodole: troppo poco, ancora oggi, si sa di questo primo genocidio programmato della storia, troppo silenzio continua, ancora oggi, ad avvolgere lo sterminio sistematico dei cristiani di Turchia allo scopo di renderla islamicamente pura (anche sui greci si è abbattuta, in quegli anni, la scure della pulizia etnica. La sapevate, voi, la strage dei greci? Io no).
Storie di morte e storie di vita, troviamo in questo bellissimo libro, storie di vigliaccheria e storie di coraggio estremo, di abiezione e di redenzione. E di quella volontà di sopravvivere che sa compiere persino dei miracoli. Leggerlo, è un imperativo categorico.

Antonia Arslan, La strada di Smirne, BUR



barbara

Pubblicato il 29/9/2010 alle 19.10 nella rubrica Diario.

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