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LA BAMBINA CON I SANDALI BIANCHI

A voi infelici, umiliati, feriti, reclusi nelle galere della Repubblica o nei pregiudizi dei suoi cittadini; a voi che avete sofferto e ancora soffrite dico forte: alzate la testa! Sognate! Credeteci! Progredite!

Attraversare l’inferno – la miseria delle bidonville, una madre ostile e sadica, una famiglia, nel migliore dei casi, insensibile, un ambiente più o meno larvatamente razzista, un incidente che le ruberà anni di vita e la lascerà segnata per sempre, una famiglia araba musulmana che rivendica la proprietà delle figlie femmine e il diritto di decidere la loro sorte (impressionante quando, ancora giovanissima, si fa deflorare dal primo che le capita a tiro all’unico scopo di non essere più spendibile sul mercato dei matrimoni combinati; e quando, arrivato il momento, comunica che non possono farla sposare al cugino che lei ha soprannominato “rasoterra” perché, appunto, non è più vergine, prima il fratello la riempie di botte, poi la madre molto tranquillamente dice che non importa, basterà che al momento opportuno si infili un pezzetto di vetro nella vagina, e quello la farà sanguinare quanto basta per ingannare il marito) – e riuscire a riemergere. Riuscire a sconfiggere, oltre all’inferno intorno, anche l’inferno dentro. Lottando con tutte le proprie forze. Con indomabile volontà. Con inesauribile energia. E con una indistruttibile fede in se stessa e nelle proprie capacità (perché, come diceva quel tale, Se lo vorrete non sarà un sogno). È un libro forte che può dare qualche importante lezione anche a ciascuno di noi.

Malika Bellaribi, La bambina con i sandali bianchi, Piemme



barbara

Pubblicato il 25/8/2010 alle 17.1 nella rubrica Diario.

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