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PERCHÉ LA VITA DEI PALESTINESI È PREZIOSA

Recupero questa cartolina di Ugo Volli, pubblicata durante la mia assenza, perché riferisce di un episodio di cui non avevo trovato notizia – e notizia ne va data, invece.

Oggi vi racconto una piccola storia su cui riflettere, imbarazzante per i pacifinti ma anche per chi creda sinceramente nella possibilità di una convivenza fra israeliani e palestinesi. È il contenuto di un documentario che è stato mostrato pochi giorni fa al festival di Gerusalemme. Il protagonista e l'autore è Shlomi Eldar un giornalista ebreo corrispondente da Gaza per "Channel 10 news" che si imbatte, visitando l'ospedale locale, in un neonato palestinese affetto da una malattia mortale. Si commuove, riesce a superare gli ostacoli burocratici e a farlo ricoverare all'ospedale Tell Hashomer in Israele. Scopre che si può salvare con un'operazione molto costosa. Lancia un appello e trova fra le molte offerte di israeliani un uomo che vuol restare anonimo e offre di pagare l'operazione in memoria del figlio, ucciso proprio dai palestinesi. Il bambino si salva.

Tutto bene? Da un certo punto di vista sì. Ma nel frattempo Eldar incomincia a parlare con la madre. E si sente dire che lei vorrebbe che il figlio così guarito diventasse un attentatore suicida e che facesse un attentato a Gerusalemme. "Perché Gerusalemme è nostra, capisci?" Eldar è orripilato e sente questa spiegazione: "Per noi, la morte è una cosa naturale. Non siamo spaventati delle morte. Dal bambino più piccolo, anche più piccolo di questo, al vecchio più anziano, noi vogliamo tutti sacrificarci per Gerusalemme. Sentiamo di avere il diritto di farlo. E se voi volete arrabbiarvi, fatelo. "Perché, le chiede Eldar, ti batti allora per la vita di tuo figlio? "È normale, le risponde lei sorridendo, la vita non è preziosa. Sarà preziosa, ma non per noi. Per noi non vale niente. Questa è la ragione per cui abbiamo tanti attentatori suicidi. Non hanno paura di morire. Nessuno di noi, neanche i bambini piccoli, ha paura di morire. È naturale per noi. Quando questo bimbo guarirà, vorrò certamente farne uno shahid [=martire]. Se è per Gerusalemme, va benissimo. [...] Noi ci rallegriamo e siamo felici quando un martire muore. È una cosa bellissima" Racconta Eldar che proprio mentre la madre parlava di attentati suicidi, due infermiere ebree portavano giocattoli in regalo al bambino.

Non ho commenti. Chiunque può giudicare a partire da qui il senso del conflitto in Medio Oriente. Se volete vedere un brano del film, lo trovate qui:
http://www.youtube.com/watch?v=8MEYpvGWoEk&playnext_from=TL&videos=MhmeNzAANHo. Una narrazione più completa è in questo articolo
(http://islamo-nazism.blogspot.com/2010/07/israeli-jews-save-life-of-gaza-baby.html), commentata da alcune istruttive fotografie di estremisti islamici che fanno il saluto fascista (Dopotutto, "viva la muerte" è un'invenzione franchista). Una narrazione ancora più vasta è qui: http://www.haaretz.com/misc/article-print-page/saving-mohammed-abu-mustafa-1.299481?trailingPath=2.169%2C2.212%2C2.213%2C.

Ugo Volli

PS: A proposito, un gentile lettore di IC mi manda questa notizia: da Gaza arrivano negli ospedali israeliani fino a cento pazienti al mese:
(http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/138509). Certamente perché i sionisti sono aggressivi guerrafondai assetati di sangue che assediano Gaza per il gusto di opprimerla e i palestinesi povere vittime.

E dunque, nel caso che qualcuno, vissuto fino a questo momento nel fondo di qualche caverna, ne fosse ancora ignaro, adesso non potrà più ignorarlo, o fingere di ignorarlo: la vita dei palestinesi è preziosa perché serve per ammazzare gli ebrei. Quale scusa vi inventerete adesso per continuare a negarlo, o a fingere di non saperlo? Perché lo so che qualcosa riuscirete a inventarvi: è inesauribile, la vostra fantasia, quando si tratta di Israele – e solo Israele.

barbara

Pubblicato il 1/8/2010 alle 23.55 nella rubrica Diario.

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