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TEMPESTA TRA LE PALME

«Perché voi non avete paura?» [...]
«Nuri, sai quanti anni ho?».

«Siete vicino ai settanta».
Il nonno si lisciò i baffoni con le mani pelose.
«Ecco il tuo errore, saputello. Io ne ho duemila».
Il viso di Nuri si fece triste: «Nonno, vi ho fatto una domanda seria».
«E io ti ho dato una risposta seria. Per questo tu hai paura e io non temo nulla. Non sto parlando della paura delle ruote di una macchina che ti investono o del coltello di un ladro. Ti sto parlando di quell'altra paura che ti preoccupa, la paura dell'annientamento. Io ho duemila anni. Sai quante volte stavano per uccidermi e quante volte hanno tramato per sopprimermi da quando ho lasciato le rovine di Geru­salemme?».
«Molte volte!» gridò Salman trionfante.
«Capisci, Nuri? Mi hanno fiaccato in Egitto e ora qui
vogliono finirmi. Mi hanno massacrato a Gerusalemme, di­cevano che mi avrebbero annientato in Babilonia e in Per­sia, in Spagna e in tutta l'Europa. Per secoli hanno sparso il mio sangue. Proprio in questo momento Hitler mi sta dilaniando le carni. Centinaia di volte mi hanno ucciso e ciononostante me ne sto seduto qui a godermi questa gu­stosa bamyah. Capisci?».
Nuri annuì.
Il nonno proseguì: «Possono uccidere Nuri in qualun­que momento, ma l'ebreo che c'è in te e che loro vogliono annientare continuerà a vivere per sempre. Per sempre».

C’era una volta Baghdad. E c’erano i quartieri di Baghdad. E c’era il cielo di Baghdad. E c’erano le palme di Baghdad. E c’era la gente di Baghdad. E c’erano gli ebrei di Baghdad.



Oggi Baghdad c’è ancora. E i quartieri di Baghdad ci sono ancora. E il cielo di Baghdad c’è ancora. E le palme di Baghdad ci sono ancora. E la gente di Baghdad c’è ancora. Gli ebrei di Baghdad invece no, quelli non ci sono più: in parte massacrati, in parte fuggiti.
Questo che vi sto presentando è un romanzo, ma scritto – e si sente – da uno che il pogrom Farhud lo ha visto con i propri occhi, e vissuto sulla propria pelle, e tutto l’orrore provato rivive in queste pagine. Orrore, e terrore, e dolore immenso. E tuttavia non disperazione, perché, sì, aveva ragione il nonno: di ebrei ne hanno sterminati tanti, ma “l’ebreo” continua a vivere. E per sempre continuerà.

Sami Michael, Tempesta tra le palme, Giuntina



barbara

Pubblicato il 9/6/2010 alle 23.59 nella rubrica Diario.

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