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CELESTINO V

Alias Pietro Angeleri, detto anche Pietro da Morrone. Aveva, anche lui, un’ottantina d’anni quando fu eletto al soglio di Pietro, che ancora non ho capito perché si chiami soglio di Pietro dal momento che Pietro era vescovo di Antiochia, ma soprassediamo. Arriva dunque lì, questo brav’uomo, e non ci mette molto a rendersi conto che per sopravvivere in quel bordello, costruito su territori rubati e “legittimato” con un documento falso fabbricato ad hoc – altro che Balfour! Altro che 181! Altro che territori cosiddetti occupati! – bisognava accettare troppi compromessi, bisognava tollerare troppe sozzure, bisognava convivere con troppe bassezze. E cosa fa? Essendo provvisto di coscienza, si dimette. Non io vado, adesso vado, guardate che vado, attenti che vado sul serio: dimissioni vere. Come quelle di Pierluigi Collina. Irrevocabili. Perché gli uomini veri – che non sono quelli che non devono chiedere mai, né quelli che proclamano urbi et orbi che ce l’hanno duro, né quelli decisi a battersi fino all’ultimo bambino, proprio e altrui – sono rari, ma esistono. Rendiamo dunque onore a questo uomo retto che, tra un comodo meretricio e il duro rispetto per la propria coscienza, ha saputo scegliere quest’ultimo (il povero papa Luciani invece ci ha messo un tantino di più a rendersene conto, e così hanno dovuto provvedere a dimetterlo d’ufficio, ma questa è un’altra storia. O no?)

Piccola nota a margine: c’è chi si rifà la verginità ricostruendosi l’imene, e chi se la rifà così. E qui qualche altro aggiornamento su ciò che succede in zona.

barbara

Pubblicato il 8/6/2010 alle 23.58 nella rubrica Diario.

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