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INTERAMENTE DEDICATO AL TIZIO DELLA SERA

La sensibilità

Da un certo numero di anni la Germania sta facendo i conti con il suo passato nazista. Vi sono musei e importanti segni nella nuova architettura urbana, esistono dipartimenti universitari che si occupano della fenomenologia della catastrofe ebraica. C'è una pubblicistica che va dalla narrativa, alla saggistica, all'indagine giornalistica. Infine ci sono atti di amicizia verso Israele da parte del governo nazionale. Ma a ben guardare, esiste una sottile linea di silenzio su come fossero i tedeschi in quegli anni. Una barriera invisibile impedisce l'accesso al loro interno umano. Non sappiamo cosa in quegli anni orridi la gente avesse dentro. Ed esiste un silenzio ancora maggiore su cosa sentano oggi i tedeschi di questo passato genocida. Ad uno scrittore che si informava con operatori culturali tedeschi circa la possibilità di realizzare una fiction satirica sul nazismo, è stato spiegato che questo potrebbe avvenire solo con una piccola produzione e con personale artistico prettamente ebraico: attori e regista, ad esempio. I canali generalisti tedeschi, è stato spiegato educatamente a bassa voce, non si impegnerebbero mai in una satira televisiva sul nazismo. La motivazione risiede nel fatto che la nazione si offenderebbe. A riguardo, c'è molta sensibilità. E questo, commuove.

Il Tizio della Sera


La grande nuvola

I colloqui indiretti tra Israele e Palestina sono già una noia. Se ne presagisce l'amara inutilità. L'ossequio al loro svolgimento è legato al fatto di soddisfare il gusto etico-estetico di Obama, la sua idea tenue, quasi fanciullesca, di una democrazia planetaria poggiata sul carattere tenace degli uomini di buona volontà. E' questa la politica estera della più grande potenza mondiale. Noia nella noia, la stampa rovescia su Israele le solite accuse precostituite. La struttura ricorda quella dei tormentoni del varietà, che sono in pratica i ritornelli comici di uno spettacolo, quelli che danno il segnale quasi meccanico della risata: il pubblico ride e vuol dire che, come un buon motore, il tormentone funziona. Qui il tormentone sono i titoli dei giornali. Le parole proclamano didascalicamente che gli ebrei hanno torto; allora il pubblico dello spettacolo crede di avere delle idee, e dice compiaciuto: Israele ha torto, e porca miseria, io penso. Perché i giornali vellicano la vanità umana, inseguendola nei suoi atroci scantinati. Prendiamo il caso del quartiere di Gerusalemme est di cui parlano tutti i media perché Israele vuole costruirvi e perché alla stampa serve sempre un buon tormentone su Israele. Nessuno, come abbiamo detto in altre occasioni, conosce l'antica storia ebraica del quartiere, ma tutti sono pronti a riconoscere la lesione procurata al diritto palestinese. Attraverso il fantastico tormentone del quartiere est tutti possono capire con facilità che Israele ha torto. Negli uffici, molti giocano al ministro degli esteri e spiegano il M.O. ai colleghi. Ci sono aziende in cui all'ora di pranzo l'80 per cento degli impiegati aprono il pacchetto con il panino al tonno e maionese, e il 50 per cento di loro sono ministri degli esteri con delega su Israele e il tonno e capperi. Poi il tormentone svanirà, qualcuno farà notare che l'argomentazione del quartiere est di Gerusalemme era inconsistente. Poco importa, i media faranno spalluccia. Diranno: è inutile riparlarne. C'è invece un più grande tormento. L'immensa nuvola nera che non se ne va dai cieli della Storia. L'antisemitismo.

Il Tizio della Sera


Dichiarazione ufficiale

Tizio della Sera, ti amo.
Per quella sofferenza che non sempre l'ironia riesce a velare.
Per quell'ironia che spesso riesce a sdrammatizzare una sofferenza antica di millenni.
Per il sorriso che, in mezzo a tanta sofferenza, quasi sempre riesci a strappare.
Per la passione che traspare da ogni tua parola.
Per l'intelligenza che accompagna la passione.
Per le stupende perle, che ormai sono collana lunghissima, che continuamente ci regali.
Per il mistero che ti avvolge.
Per quella nostra Fiorentina che ho cominciato ad amare mezzo secolo fa e, anche se il tifo non lo faccio più da un pezzo, non ho mai smesso del tutto.

barbara

Poi, se c’è ancora qualche pellegrino vagabondo sperduto che non sia venuto a conoscenza dell’appello di Fiamma Nirenstein in risposta all’oscenità di jcall, è caldamente invitato (che in realtà è un eufemismo, perché se non lo fate vi meno) ad andare a leggerlo e firmarlo qui. Per leggere l’ultima meravigliosa cartolina dovete invece cliccare qui.

                          

barbara

Pubblicato il 7/5/2010 alle 20.37 nella rubrica Diario.

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