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A OCCHI CHIUSI

È vero che l'espansione degli insediamenti corrisponde alla strada dell'inconciliabilità e che una parte di Israele più maccabea dei maccabei si è potuta incarnare in questa maggioranza, e che da quello che si vede tale parte non si cura di far sorgere nella vicina nazione palestinese un epos di pace, o almeno un'incertezza - tale parte di Israele attinge le idee, o quello che si manifesta con la pretesa di apparire come idee, da una visione neo-biblica della geografia della regione. Così facendo, lascia ai propri figli l'eredità di un mondo dove la terra ebraica appare familiarmente un ghetto assediato. Ma oltre a quelli che secondo noi sono effettivi errori imputabili all'attuale governo israeliano, sarebbero da vedere le intenzioni profonde dei vicini dello Stato ebraico. E allora, bisognerebbe che nel pollaio mediatico calasse il raro silenzio della riflessione e ci si astenesse dallo starnazzio del gossip. Sarebbe necessario capire se nella nazione palestinese esista una prospettiva politica dissimile da quella offerta da Teheran: la distruzione di Israele. La domanda che gli esangui spettegolatori dei media dovrebbero farsi non è così difficile da formulare: esiste ancora un'autonoma aspirazione palestinese o quelli che oggi chiamiamo palestinesi non sono palestinesi, ma pura espressione delle aspirazioni politiche e geografiche di Teheran? La prospettiva di Gaza è forse quella di diventare una provincia iraniana con l'affaccio su altri mari? Ed è curioso il rinnovarsi di questo coro di proteste a senso unico, mentre sotto i nostri occhi chiusi qualcuno sta facendo le prove per un'altra geografia mondiale.

Il Tizio della Sera



Ecco, questo tizio qui, come possiamo vedere, sta criticando Israele. Sta criticando il suo governo, la sua politica, le sue scelte. Eppure a nessuno di noi – si condividano o no le sue opinioni - verrebbe in mente di considerarlo antisemita, oppure odiatore di Israele, o fazioso, o in malafede. Provate un po’ a indovinare perché. Non ce la fate? Proprio no? Vabbè, allora siete proprio senza speranza, ma per fortuna questa non è una delusione, perché lo sapevamo già.
A chi invece la risposta l’ha indovinata, offro in omaggio ben tre imperdibili chicche del mitico Ugo Volli: una, due e tre.


barbara

Pubblicato il 11/3/2010 alle 18.14 nella rubrica Diario.

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