Blog: http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it

IL COMUNE PIÙ FELICE D’ITALIA

Sto parlando di quello in cui vivo. Così è risultato dalla somma dei vari punteggi, e ben due amici mi hanno segnalato l’evento, con tanto di link agli articoli per documentare la rivelazione.
Nel comune più felice d’Italia, ossia in quello con la migliore qualità della vita, sei anni fa ho fatto un trasloco. Per un mese intero tutti i giorni, due tre volte al giorno, sono venuta qui con la macchina stracarica di borse valigie cartoni pieni di libri dischi vestiti scarpe quadri piante stoviglie pentolame attrezzi soprammobili biancheria da casa tappeti cuscini ... Almeno un migliaio di volte ho fatto queste scale, due piani e mezzo, carica delle suddette borse valigie cartoni. Per almeno la metà delle volte c’è stato qualcuno del condominio che mi ha vista. Ci fosse stata una volta, dico una, che qualcuno avesse detto aspetta va’ che sto andando in su, le porto una borsa per una rampa di scale.
Due anni fa, come è noto, mi sono rotta tutte e due le gambe. Due mesi in sedia a rotelle e sei mesi in tutto prima di poter camminare più o meno normalmente senza sostegni. In sei mesi da una scuola con oltre sessanta colleghi ho ricevuto due telefonate e un biglietto. Visite nessuna. Delle colleghe di sezione, quindici anni di lavoro gomito a gomito, mai una lite, mai uno screzio, mai una discussione, mai un attrito, diverse – molto apprezzate – cene a casa mia, non si è fatta viva nessuna, né per telefono, né in nessun altro modo. ZERO. Sapendo che vivo sola. Sapendo che sto al secondo piano senza ascensore. Zero.
Ieri pomeriggio, mentre ero qui al computer, ho sentito suonare alla porta. Era la mia dirimpettaia, mi aveva portato su un pacchetto che già da un paio di giorni era giù, e vedendo che non lo prendevo le è venuto da pensare che forse c’era qualcosa che mi impediva di andarmelo a prendere da me, e ha pensato di portarmelo lei. A nessun altro del condominio era venuta la stessa idea. Poi, dopo qualche secondo, ha risuonato e mi ha detto: “Se lei cose bisogno, lei suona dice, sì?” La mia dirimpettaia è tailandese. Solidarietà fra stranieri immigrati, mi è venuto da pensare. Perché il diritto alla felicità nel comune più felice d’Italia, evidentemente, è appannaggio esclusivo degli indigeni.

E visto che oggi è felice – eccitato, per la precisione, ma insomma non sottilizziamo – anche lui, vai a leggerlo che così resti in tema.

barbara

Pubblicato il 14/12/2009 alle 23.57 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web