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GERUSALEMME: IL MURO CHE VUOLE EURABIA

C'era una volta una città storica e nobile, che per le circostanze della storia fu divisa fra eserciti nemici. Un muro fu eretto fra il centro storico e i quartieri residenziali. Chi cercava di passarlo era ucciso. Un assedio isolò la città o qualche suo quartiere, le vecchie case che davano fastidio ai nuovi padroni furono abbattute. Si sparava quasi tutti i giorni Poi venne un evento storico, un grande rovesciamento delle forze, e la città fu riunificata. Grandi lavori furono compiuti per riportarla all'antico splendore. Ma c'è ancora qualcuno che mormora e che vorrebbe tornare all'antica divisione.

Una favola? No, una storia vera. Qual è la città? Mah, fate voi. Potrebbe essere Berlino, col muro caduto vent'anni fa. Potrebbe essere (un po' più impropriamente) perfino Gorizia, divisa nel 45 e finalmente liberata dal confine che la divideva due anni fa con l'adesione della Slovenia a Schengen. E invece no, è Gerusalemme, la capitale storica del popolo ebraico, da cui gli ebrei non si sono mai del tutto allontanati nonostante le violenze egiziane, babilonesi, persiane, romane, arabe, crociate, turche; che aveva di nuovo una maggioranza ebraica già dalla metà dell'Ottocento, sparsa nella città vecchia e in tutti i quartieri periferici, a Est come a Ovest del centro. Nel 1948, nonostante l'eroica avanzata dei volontari ebrei lungo la stretta valle che unisce la città alla costa, il cuore antico della città fu occupato dalle truppe giordane inquadrate e armate dall'Inghilterra. I giordani distrussero fisicamente il quartiere ebraico della città vecchia, sistemarono latrine lungo il "Muro del pianto", assediarono a lungo l'università ebraica del Monte Scopus, commisero stragi (particolarmente efferata una di medici e infermieri su un autobus diretto all'ospedale), infine eressero usarono le mura di Solimano come fortificazione per sparare sul centro moderno della città e lo prolungarono per tagliare tutta la periferia. Dove oggi corre Jafo Street, Ha Tzamaim, dove ci sono i giardini Bonei Yerushalaim e Mitchell, per esempio, c'era una pericolosa terra di nessuno, su cui i giordani sparavano dall'alto. Agli ebrei, cacciati con violenza e stragi dal resto della città, restarono i quartieri moderni verso il mare.
Tutto questo è finito nel '67, quando la città è stata liberata dalle truppe di Moshé Dayan e finalmente riunificata. Gradualmente la ferita urbanistica è stata suturata, gli ebrei sono tornati alle loro case, il muro è stato abbattuto, dove si sparava sono sorti giardini, strade, e ora una metropolitana leggera che congiungerà tutta la città. Gli arabi non sono stati cacciati dai loro quartieri, come invece lo erano stati gli ebrei; i luoghi sacri musulmani non sono stati toccati come lo erano stati quelli ebraici. Tutti hanno diritto di frequentare i loro spazi religioso, al solo patto di non creare disordini. Tutti possono votare, gli arabi come gli ebrei. Alcuni quartieri periferici sono stati aggiunti alla città, che si trattasse di nuove urbanizzazioni ebraiche o di vecchi villaggi arabi. La tensione c'è, ovviamente, c'è stato tanto terrorismo, ma oggi, non cinquant'anni fa sotto il dominio giordano, Gerusalemme è un tentativo di convivenza, un luogo libero dove tutti possono esprimersi e organizzarsi politicamente in maniera pacifica. Vi sono musei, teatri, spazi turistici, e anche gli estremisti ultrareligiosi, la cui intolleranza è tenuta a freno con fatica.
Tutto bene, allora? Ma no, lo sapete. Gli islamici, un giorno sì e l'altro pure, lamentano la "giudeizzazione" di Gerusalemme, che non è altro se non la sua modernizzazione e organizzazione civile; si inventano complotti per abbattere la moschea di Al Aqsa, prendono ogni costruzione di un appartamento o ogni disputa sulla proprietà di una casa come pretesto di scontro.
Ma questo è normale. La cosa più strana è che oggi, quarant'anni dopo la caduta del Muro di Gerusalemme, buona parte del mondo (l'America di Obama, Eurabia anche nella dichiarazione approvata ieri) voglia dividere di nuovo la città, erigere un altro muro, provocare nuove sparatorie di confine, affidare i luoghi santi a quegli islamici che hanno dato tanta buona prova della propria tolleranza nel passato e che per esempio trattano tanto bene i cristiani nei territori palestinesi, in Iraq, in Turchia. Insomma vogliono un altro muro a Gerusalemme. Israele farebbe bene a rispondere: senz'altro faremo come consigliate. Benissimo: voi costruite un nuovo muro a Berlino e ingaggiate nuovi Vopos per ammazzare chi tenta di passare. Restaurate la DDR e la Stasi e magari anche l'Unione Sovietica e il Patto di Varsavia. Invadete di nuovo l'Ungheria e Praga. Se voi fate questo, noi riedifichiamo subito quel muro di Gerusalemme che vi piace tanto.

Ugo Volli

È strano il mondo, in effetti. Dicono che le regole devono valere per tutti ma poi per Israele fabbricano regole diverse. Dicono che ogni popolo ha diritto all’autodeterminazione ma gli ebrei no, questo diritto non ce l’hanno. Ogni stato e ogni religione riconosce il diritto alla legittima difesa ma gli ebrei, e specialmente quelli che stanno in Israele, loro no, questo diritto non lo hanno. Dicono che ognuno deve stare a casa sua ma gli ebrei no, nella loro casa che se scavate ci trovate le loro tombe vecchie di tremila anni loro no, a casa loro non ci devono stare – e neanche in casa degli altri, perché là sono degli intrusi e non devono stare neanche là. E muri e separazioni sono brutti, bruttissimi, orrendissimi, creano odio, sono una vergogna, producono apartheid, fomentano guerra e terrorismo … a meno che non servano a spaccare in due la città più sacra del mondo e allora sì, anche i muri diventano cosa buona e giusta. Ma finché avremo forza per lottare e fiato per gridare, Gerusalemme resterà UNA, come è stata per tremila anni, tranne per i diciannove anni di illegale occupazione giordana. Nel frattempo godetevi queste indimenticabili immagini della Gerusalemme liberata.


Il muro che divideva Gerusalemme prima della liberazione nel 1967



E poi MEMENTO: +100!

barbara

Pubblicato il 9/12/2009 alle 23.50 nella rubrica Diario.

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