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LA PACE IN MEDIO ORIENTE PARTE DAL RISPETTO

di Ronald S. Lauder, presidente del Congresso mondiale ebraico
Pubblicato il 26.08.09, Opinioni su Israele


Nota per Obama: I palestinesi non hanno ancora riconosciuto lo stato ebraico

Più di un presidente americano ha cercato di portare la pace in Medio Oriente, e più di uno ha fallito. Così, nell’illustrare il suo prospetto per una soluzione globale al conflitto di Israele con i palestinesi e con il mondo arabo in generale, l'amministrazione Obama farebbe bene a prendere nota di alcuni potenziali insidie.
Regola n. 1: rispettare la sovranità degli alleati democratici. Quando persone libere in una democrazia esprimono le proprie preferenze, gli Stati Uniti dovrebbero rispettare le loro opinioni. L'attuale amministrazione non deve cercare di imporre idee ad alleati come Israele.

Riconoscimento e rispetto reciproci - L'amministrazione farebbe bene a tener conto del continuo rifiuto palestinese di riconoscere Israele come Stato-nazione del popolo ebraico. Questa non è una questione banale. Una soluzione a lungo termine può essere forgiata solo sulla base del reciproco riconoscimento e rispetto. Negare l'essenza stessa del progetto sionista – ricostruire l’antica patria del popolo ebraico - significa rimettere in discussione la serietà del proprio impegno per la pace. È una triste realtà dell’approccio palestinese al processo di pace che il rifiuto della patria degli ebrei non è semplicemente contenuta nell’apertamente anti-semita leadership di Hamas. Si tratta di una convinzione diffusa in tutto lo spettro delle opinioni palestinese. Questa è una realtà con cui si devono fare i conti.

Rifiuto arabo - La leadership di oggi non deve mai dimenticare che il cuore delle cause storiche del conflitto è il costante rifiuto dell’esistenza di Israele da parte del mondo arabo.
La soluzione dei due Stati è stata accettata dalla leadership israeliana dell’epoca pre-naionale, guidata da David Ben-Gurion nel 1947, quando approvò il piano di spartizione delle Nazioni Unite contenute nella Risoluzione 181 dell'Assemblea Generale. Gli arabi la respinsero categoricamente.
Come Segretario di Stato Hillary Clinton lo sa fin troppo bene, il piano di pace del presidente Bill Clinton nel 2000 naufragò a causa del rifiuto palestinese dello stato ebraico, anche quando Israele, ancora una volta, accettò il loro diritto ad avere uno Stato.
È pericoloso negoziare con i terroristi - anche recenti esperienze in Europa offrono lezioni sui pericoli di negoziare con i terroristi. Per tutto lo scorso anno funzionari di Gran Bretagna, Francia e l'Unione europea ha avuto colloqui con funzionari dell’"ala politica" di Hezbollah nel tentativo di ottenere che il gruppo terroristico moderasse il suo comportamento.
Hezbollah è senza dubbio grato per la legittimità che questi incontri gli hanno conferito, ma non sta deponendo le armi. Infatti, secondo un recente rapporto dal Times di Londra, il gruppo ha accumulato 40.000 razzi nei pressi della frontiera israeliana.

Non sopravvalutare gli insediamenti - Per essere sicuri, dobbiamo avere la speranza. Gli accordi di pace con Egitto e Giordania sono modelli utili. Tuttavia i recenti rifiuti opposti da Giordania, Kuwait e Arabia Saudita agli sforzi da parte dell'amministrazione Obama per promuovere un atteggiamento più conciliante nei confronti di Israele offrono un forte invito a tenere presente che coloro che hanno iniziato questo conflitto possono non essere ancora disposti a concluderlo, qualunque sia la loro retorica tesa a far credere il contrario.
E poi ci sono gli insediamenti. Indubbiamente, questa è una questione complessa. Tuttavia, l’amministrazione deve guardarsi dall’enfatizzarli. Tra persone di buona volontà si possono fare compromessi sugli insediamenti, come Israele ha dimostrato nel recente passato. Ma nessun compromesso può essere fatto sul diritto di Israele ad esistere entro confini sicuri, indisturbati da parte di gruppi terroristici o minacciati da parte di Stati belligeranti.

Strategia senza ambiguità - Ecco perché una strategia chiara per spiegare con precisione come Hamas e Hezbollah possono essere disarmati e in che modo all'Iran può essere impedito di acquisire armi nucleari è di fondamentale importanza per qualsiasi piano di pace.
L'amministrazione deve anche fare attenzione a non lasciare che gli avversari di Israele usino la questione degli insediamenti come comoda scusa per non fare, da parte loro, alcuna mossa. Gli insediamenti contano, ma non vanno al cuore di questo conflitto pluridecennale.
Fare la pace in Medio Oriente è un compito non invidiabile. È anche una vocazione nobile. Per avere successo occorrerà pazienza e forza d'animo. Ci vorrà inoltre una capacità di stare al di sopra della mischia, di vedere i problemi per quello che sono, e il coraggio di confrontarsi con loro alla loro radice. (Traduzione mia)

E davvero non si potrebbe trovare accompagnamento migliore di questo articolo di tre mesi fa per la cartolina odierna – nella speranza che possa risvegliare qualche riflessione, se non nei poveretti vittime di quella terribile patologia psichiatrica che va sotto il nome di antisemitismo, almeno nei sani di mente.


barbara

Pubblicato il 22/11/2009 alle 23.59 nella rubrica Diario.

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