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INCUBO

Da sempre i miei scarsi e brevi sonni sono densamente popolati di incubi, alcuni ricorrenti, altri variabili. Recentemente avevo avuto un periodo di tregua ma adesso hanno ricominciato ad infestare le mie notti, più virulenti che mai.
Questa notte ho sognato che rimanevo vittima di un attentato terroristico: un improvviso e immenso lampo rosso e poi il nulla, non esistevo più, il mio corpo disintegrato, e contemporaneamente, con una sorta di surrogato di coscienza, mi vedevo, vedevo il mio corpo polverizzato e sapevo che ero morta, che il mio tempo era finito, che tutto ciò che ancora avevo da fare non sarebbe stato fatto mai più.

 
era una cosa più o meno a metà fra queste due

Poi mi sono svegliata. Tanti altri invece no, la possibilità di svegliarsi dopo il lampo rosso non ce l’hanno.
Abbastanza – oggi sono in vena di eufemismi – da incubo è lo scenario che aspetta tutti noi ora che i buoni non si accontentano più di non far niente per far trionfare il male, ma si danno attivamente da fare per spingerlo più in alto possibile, come ci mostra, con la consueta spumeggiante genialità, la cartolina odierna.
Infine ricordiamo la scomparsa di Maria Angiolillo, vedova dell’editore Renato Angiolillo: l’unico che 27 anni fa osò pubblicare l’accorato grido di dolore di Bruno Zevi (postato più sotto) dopo l’attentato alla sinagoga di Roma, cui la campagna di odio scatenata dalle sinistre e dai sindacati aveva creato un clima più che favorevole.

barbara

Pubblicato il 15/10/2009 alle 18.35 nella rubrica Diario.

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