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ANTISEMITISMO STALINIANO

Primi segnali di antisemitismo

Queste interferenze nelle sfere di influenza di Beria potevano di per sé sembrare poco rilevanti e tutto sommato controllabili, ma nel­l'autunno del 1946 andò delineandosi un'altra situazione che per Beria avrebbe avuto conseguenze più profonde e durature: si tratta­va dell'elusiva ma inequivocabile campagna contro gli ebrei. Duran­te la guerra, la dirigenza sovietica aveva tollerato moderate espres­sioni di sentimenti nazionalisti allo scopo di mantenere unito il popolo sovietico nella lotta contro i tedeschi. Una volta sconfitta la Germania, tuttavia, l'implacabile battaglia contro tutte le forme di «deviazione nazionalista» riprese con forza, e Zdanov ne fu il prin­cipale sostenitore. Sebbene la campagna non fosse esplicitamente di­retta contro gli ebrei, le implicazioni antisemite erano evidenti. Ver­so la metà del 1946, sulla stampa sovietica cominciarono ad apparire diversi articoli che attaccavano scrittori, poeti e drammaturghi ebrei, che venivano accusati di essere apolitici e di esaltare la storia e lo stile di vita ebraici. Una simultanea campagna contro il «cosmopoliti­smo», ovvero l'influenza dell'Occidente in vari campi della lettera­tura e della ricerca, veniva anch'essa implicitamente diretta contro gli ebrei in quanto numericamente assai ben rappresentati tra gli in­tellettuali e gli studiosi; molti di loro furono personalmente fatti og­getto di critica.
Venne inoltre attivato un processo di epurazione del comitato an­tifascista ebraico dell'Unione Sovietica (AEKSS), struttura ufficial­mente organizzata durante la guerra con lo scopo di raccogliere il sostegno della comunità ebraica allo sforzo bellico. Il 12 ottobre del 1946, non molto tempo dopo la nomina di Abakumov a capo dell'mgb, questa organizzazione presentò alla dirigenza del partito e al consiglio dei ministri una nota «Sulle manifestazioni nazionalistiche di alcuni lavoratori del comitato antifascista ebraico». Poche setti­mane più tardi da parte della segreteria del comitato centrale venne presentata a Stalin una proposta nella quale si raccomandava lo scioglimento dell'AEKSS. Sotto la direzione di Abakumov, l'MGB co­minciò a raccogliere prove incriminanti contro i membri del AEKSS, che vennero accuratamente trasmesse alla segreteria. Il segretario del cc, Zdanov, ebbe un ruolo chiave, almeno inizialmente, in questa campagna: poiché Malenkov, che si trovava in Asia centrale, era in discredito, la maggior parte delle informazioni raccolte tra il 1946 e l'inizio del 1948 sull' AEKSS furono indirizzate a Zdanov.
Le tendenze antisemite dell'apparato dirigente del Cremlino di­vennero minacciosamente chiare nel gennaio del 1948 con l'assassi­nio di Solomon Mihoels, direttore del teatro yiddish di Mosca e pre­sidente del comitato. Più di qualsiasi altro Mihoels simboleggiava, in Unione Sovietica, la causa ebraica. Si era recato a Minsk, in Bielo­russia, insieme al critico teatrale ebreo V.I. Golubov-Potapov; secon­do il rapporto ufficiale i due erano stati fatti uscire dall'albergo per partecipare a una riunione urgente ed erano stati uccisi in strada da un camion, che si era poi eclissato. Dopo la morte di Stalin, tutta­via, Beria riuscì a scoprire la verità e la riferì in una lettera a Malenkov. Durante l'interrogatorio di Abakumov, che nel 1951 era stato arrestato, Beria aveva appreso che era stato proprio Stalin a or­dinare di uccidere Mihoels: l'incarico era stato condotto a termine dal viceministro per la sicurezza dello stato, S.I. Ogol'cev, e dal capo dell'MGB locale, Canava. Mihoels e il suo compagno erano stati cari­cati su un'automobile e condotti alla dacia di Canava fuori Minsk dove erano stati assassinati; i loro corpi erano stati poi gettati sul bordo di una strada. Quando Beria venne a sapere della complicità di Canava, ordinò che quest'ultimo venisse tratto in arresto insieme a Ogol'cev.
Molti ritennero Beria responsabile dell'omicidio in quanto capo dell'apparato di polizia, ma la sua lettera dimostra che il complotto era stato portato avanti a sua insaputa. Di fatto aveva ben poco da guadagnare da quell'azione; nel 1942 aveva appoggiato l'idea di isti­tuire il comitato antifascista ebraico con lo scopo di controllare i con­tributi per lo sforzo bellico che provenivano dagli ebrei sovietici an­cora in patria e da quelli all'estero e, anche in seguito, aveva mantenuto contatti diretti con l'AEKSS. In realtà sembra che fosse addirittura favorevole alla loro causa; nel maggio del 1944 Mihoels aveva scritto a Molotov una lettera lamentando discriminazioni con­tro gli ebrei nell'Ucraina liberata. Ricevutane una copia, Beria inviò al capo del partito ucraino Kruscev istruzioni perché «prendesse le misure necessarie per migliorare le condizioni di vita e di lavoro de­gli ebrei nelle zone liberate di recente».
Le descrizioni dell'aspetto fisico di Beria concordano spesso sul fatto che egli presentasse caratteristiche somatiche ebraiche e corse anche voce che egli fosse effettivamente ebreo. Benché tali dicerie sembrino prive di fondamento, il fatto stesso che circolassero può indicare che nella mentalità popolare Beria fosse in qualche modo associato agli ebrei. Vi è anche motivo di credere che aiutasse gli ebrei georgiani. Il giornalista americano Harrison Salisbury, che aveva visitato la Georgia dopo la guerra, aveva scoperto che Beria, come capo del partito locale, aveva suggerito un programma di ria­bilitazione per gli ebrei georgiani; il programma comprendeva la creazione a Tiflis di una società di assistenza e di un museo etnologico ebraici. Possiamo aggiungere inoltre che il marito di sua sorella era ebreo e che Beria aveva avuto nelle sue file vari rappre­sentanti di quel popolo: Mil'stejn, Rajhman, Mamulov, Sumbatov-Topuridze e N.I. Ejtingon, per citarne soltanto alcuni. Alla fine degli anni Quaranta, come conseguenza della campagna antisemita, mol­ti ebrei persero il proprio lavoro, mentre questi uomini riuscirono a cavarsela.
Questo non significa che Beria si sia sempre dato molto da fare in difesa degli ebrei: dopotutto, in ottemperanza agli ordini di Stalin aveva fatto deportare diecimila ebrei polacchi e ucraini in Siberia tra il 1940 e il 1941. Non evitava neppure commenti di carattere antisemita nei confronti dei colleghi ebrei. Secondo Molotov, Beria defini­va Kaganovic a sua insaputa: «Quell'israelita di Lazar'». Tuttavia, forse per motivi di calcolato opportunismo, aveva mantenuto una politica nei confronti degli ebrei che, rispetto a quella di Zdanov, poteva essere considerata moderata. (Da “Beria”, di Amy Knight, pp. 174-177)

Affinché serva da promemoria a tutti coloro che continuano a propagare la leggenda che solo il fascismo sarebbe antisemita. Affinché serva da promemoria a tutti coloro che continuano a propagare la leggenda di una sinistra naturaliter antirazzista, antidiscriminatoria, anti-antisemita. Affinché serva da promemoria a tutti coloro che favoleggiano di una sinistra immacolata, monda di ogni peccato. Oggi è il 12 ottobre, il giorno giusto per ricordare l’inizio di una campagna che avrebbe travolto l’intero ebraismo sovietico e si sarebbe attenuata (attenuata, non spenta) solo con la morte di Stalin.


Lapide commemorativa di Solomon Mihoels nella casa in cui era nato il 16 marzo 1890, a Daugavpils

Sempre in tema di antisemitismo, più o meno esplicito o più o meno mascherato, c’è da leggere come sempre lui e poi

MEMENTO: +42.

barbara

Pubblicato il 12/10/2009 alle 15.9 nella rubrica Diario.

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