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LA REPUBBLICA DELLE BANANE

Giulio Andreotti, Franco Bassanini, Giorgio Benvenuto, Silvio Berlusconi, Massimo Maria Berruti, Alfredo Biondi, Umberto Bossi, Enzo Carra, Paolo Cirino Pomicino, comunisti vari misti, Luca Cordero di Montezemolo, Bobo Craxi, Massimo D’Alema, Sergio D’Antoni, Massimo De Carolis, Marcello Dell’Utri, Gianni De Michelis, Cesare De Piccoli, Roberto Formigoni, Gaspare Giudice, Giorgio La Malfa, Agazio Loiero, Claudio Martelli, Achille Occhetto, Cesare Previti, Cesare Romiti, Vittorio Sgarbi, Carlo Tognoli, Vincenzo Visco, Claudio Vitalone.

Indovinate che cos’hanno in comune tutti questi gentiluomini? Bravi, avete indovinato: sono tutti pregiudicati. Più che la repubblica delle banane, però, dovrebbe più propriamente appellarsi la repubblica delle cloache: difficile affacciarsi su questo verminaio senza provare almeno un conato di vomito. Vale davvero la pena di riprendere in mano questo libro di qualche anno fa, se non altro per verificare come le cose, da allora, non abbiano fatto che peggiorare, come i delinquenti abbiano gloriosamente proseguito le loro prestigiosissime carriere, come il parlamento abbia continuato, man mano che i suoi membri si dedicano a sempre nuovi reati, a sfornare via via sempre nuove leggi per depenalizzarli, affinché coloro che ci rappresentano possano continuare, impunemente e rigorosamente a piede libero, a derubarci a man bassa, a fare affari con la più bieca criminalità organizzata, a sporcarsi anche le mani di sangue senza che la loro gloria ne venga intaccata.
Utile, anche, per fare piazza pulita di tutta una serie di leggende metropolitane che dall’epoca di Mani Pulite hanno goduto di crescente popolarità, dalle prescrizioni spacciate per assoluzioni alla colossale bufala delle condanne che sarebbero state comminate con la grottesca motivazione che “non poteva non sapere”: NESSUNO è mai stato condannato con questa motivazione; chi è stato condannato lo è stato in base a prove documentali che SAPEVA e AGIVA. I reati di Gianni Agnelli, per esempio, che davvero non poteva non sapere, ma per i quali, grazie al solidissimo e impenetrabile quadrato fattogli intorno, non è stato possibile trovare prove documentali, sono stati prontamente archiviati.
Chi se lo fosse perso al momento della sua uscita, è dunque caldamente invitato a rimediare adesso.

P.S.: Naturalmente non è per caso che pubblico questo testo nel momento in cui, finalmente, sembra intravvedersi uno spiraglio di luce, nel momento in cui si verifica che c’è ancora qualcuno che non è disposto a usare la Costituzione come carta da cesso, nel momento in cui realizziamo che c’è ancora qualcuno convinto che la legge debba essere uguale per tutti, nel momento in cui constatiamo che forse sì, c’è davvero un giudice a Berlino.
P.P.S.: Mi si è appena riferito che l’ineffabile Cavaliere ha definito Rosy Bindi “più bella che intelligente”. Nel ricordare che l’immonda battuta è vecchissima e appartiene al pregiudicato Vittorio Sgarbi, il che significa che il Grande Comunicatore non è neppure in grado di inventarsi una battuta e ha bisogno di riciclare quelle altrui, e nel rimandare per i dettagli a quanto scritto qui tre anni fa, desidero esprimere tutta la mia solidarietà umana, femminile e politica alla signora Rosy Bindi.

Peter Gomez – Marco Travaglio, La repubblica delle banane, Editori Riuniti



Molto meno ottimismo della sentenza della Consulta suscita invece la lettura di ciò che scrive lui. E poi

MEMENTO: +38.

barbara

Pubblicato il 8/10/2009 alle 16.44 nella rubrica Diario.

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