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BABI YAR 29-30 SETTEMBRE 1941

È trascorso da pochi giorni il sessantottesimo anniversario del massacro di Babi Yar, in Ucraina. Il 28 settembre erano apparsi in tutta la città di Kiev manifesti che avvertivano: “Tutti gli ebrei che vivono a Kiev e nei dintorni sono convocati alle ore 8 di lunedì 29 settembre 1941, all'angolo fra le vie Melnikovsky e Dokhturov (vicino al cimitero). Dovranno portare i propri documenti, danaro, valori, vestiti pesanti, biancheria ecc. Tutti gli ebrei non ottemperanti a queste istruzioni e quelli trovati altrove saranno fucilati. Qualsiasi civile che entri negli appartamenti sgomberati per rubare sarà fucilato." Si aspettavano di essere deportati, gli ebrei; invece sono stati massacrati, tutti dal primo all’ultimo: 33.771, per la precisione.
Qualcuno ora dottamente spiega e “dimostra” che non è vero niente, nessun massacro, niente fosse comuni, solo una macabra leggenda. Qualcun altro testimonia del massacro visto coi propri occhi, ma sicuramente sarà un agente prezzolato – sappiamo bene di chi – così come saranno sicuramente dei falsi le documentazioni fotografiche.

Evgenij Evtušenko, poeta russo, nel ventesimo anniversario del massacro ha dedicato all’evento questi bellissimi e toccanti versi.

Babi Yar


Non c'è un momumento A Babi Yar
Il burrone ripido è come una lapide.
Ho paura
Oggi mi sento vecchio
Quanto lo stesso popolo ebreo


Ora mi sento
ebreo anch'io.
Eccomi vagare nell'antico Egitto
Ed eccomi in croce che muoio
E porto ancora il segno dei chiodi.
Mi sembra che Dreyfus
sono io.


La classe media
mi denuncia e mi giudica.
Io alla sbarra.
Circondato
Perseguitato
Sputacchiato
Calunniato.
E le signore coi merletti di Bruxelles
Urlano e mi colpiscono in faccia con gli ombrellini.


Mi sembra di essere
Io un ragazzo di Bielostok.
Il sangue ricopre il pavimento.
I brutti ceffi della taverna
Puzzano di vodka e di cipolla.
Io, respinto da uno stivalone, impotente
Supplico invano i teppisti.
Travolto dalle risate:
"Morte ai Giudei, viva la Russia!"
Un mercante di grano violenta mia madre.


O mio popolo russo
Io so che
Tu
In fondo sei internazionalista.
Ma spesso quelli dalle mani impure
Fanno tremare il tuo nome.


Conosco la bontà della tua terra.
Così come vilmente,
Senza batter ciglio,
Gli antisemiti pomposamente proclamano
Se stessi "Unità del Popolo Russo"!

Mi sembra di essere
Io Anna Frank,
Delicata
Come un germoglio d'aprile.
E amo.
E non mi servono parole.
Ho bisogno
di guardarci l'un l'altra.
Quanto poco possiamo vedere,
annusare!
Ci sono vietate le foglie
Ci è vietato il cielo.
Ma si può fare moltissimo
Ed è tenero
Abbracciarsi nel buio della stanza

Io non ho parole tanto belle per commemorare un’infamia tanto grande, ma non farò mancare le povere parole di cui dispongo per ricordare e far ricordare. Perché nessun albero può dare foglie e fiori e frutti se le sue radici non affondano ben salde nel terreno. E nessun essere umano può avanzare verso il futuro se perde memoria del passato.





barbara

Pubblicato il 3/10/2009 alle 17.14 nella rubrica Diario.

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