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VERSO SUD GUARDANDO A NORD

Fuggire da Kishinev, riparare in Argentina, mettere al mondo un figlio e quasi subito dover scappare di nuovo, per sfuggire all’antisemitismo del peronismo filonazista. Riparare negli Stati Uniti e da lì fuggire nuovamente per scampare, comunisti, alla caccia alle streghe del maccartismo. Trovare rifugio in Cile, cercare, in questo doppio, triplo, quadruplo esilio, una propria identità sempre in bilico fra lingua inglese e lingua spagnola, fra un ebraismo non vissuto e tuttavia sentito e un ambiente, che è il proprio, all’ebraismo del tutto estraneo. E infine, unico fra i bersagli designati, sopravvivere per puro caso, per un errore, per una casuale sostituzione, per un tratto di penna tracciato da chissà chi, al drammatico golpe di Pinochet. Assistere da testimone impotente alla distruzione di un intero mondo, all’annientamento della giustizia, della legge, della dignità umana, alla morte di chi era caro – e ancora una fuga, ancora un esilio, ancora uno straniamento, ancora un giro di spirale in questo cerchio che chissà se mai si chiuderà …

                                                     

Da leggere perché è un libro bellissimo. Da leggere per ricordare una tragedia che non abbiamo il diritto di dimenticare, perché troppe persone ancora la stanno vivendo, dolorosamente, sulla propria pelle. Da leggere perché l’ebreo errante non è una pittoresca leggenda, ma una drammatica realtà.

Ariel Dorfman, Verso sud guardando a nord, Guanda



(E poi, decisamente in tema, lui)


barbara

Pubblicato il 12/9/2009 alle 13.45 nella rubrica Diario.

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