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GHIBLI

Questo libro è nato da un’immagine, un uomo che torna a casa, dopo trent’anni all’estero, in pantaloncini da bagno e canottiera. Mio zio.
È nato anche dai ricordi di una donna cui miseria fascismo guerra emigrazione hanno dato coraggio e voglia di vivere. Mia madre.


È il primo settembre 1969, quando Gheddafi, con un colpo di stato, prende il potere, detronizza re Idris e diventa il padrone assoluto della Libia. E inizia la sua guerra contro gli italiani, che nel giro di un anno verranno cacciati tutti, dal primo all’ultimo, i loro beni confiscati, sbattuto in galera ogni traditore sorpreso ad aiutarli. Romanzo, questo libro, ma pieno di storia: le fughe rocambolesche, gli arresti arbitrari, la certezza che andrà a finir male ricordando la storia passata, i pogrom che avevano fatto piazza pulita degli ebrei, nel ’67 con la guerra dei Sei giorni ma anche prima, nel ’48, con la proclamazione dello stato di Israele, e prima ancora, nel ’45, perché qualche buon motivo per far fuori un po’ di ebrei si trova sempre. E poi squarci di storia passata, senza sconti per gli immani crimini della colonizzazione italiana, i campi di sterminio senza sopravvissuti, le deportazioni attraverso il deserto come gli armeni in Turchia, i gas, l’oscena impiccagione dell’eroe della resistenza libica Omar al Mukhtar ultrasettantenne – ma, come troppo spesso accade nella storia, non è sui responsabili di questi crimini che si abbatte, inesorabile e spietata, la vendetta di Gheddafi - e poi ancora il petrolio, i traballanti governi italiani, e le tante tragedie, grandi e piccole, che travolgono infinite esistenze, gli addii che si sa che saranno per sempre e straziano l’anima e le budella e li conosco, sì, li conosco questi addii per sempre che ti fanno a brandelli la carne e lo spirito e ripartire da zero, perché sei scappato con nient’altro che i vestiti che avevi addosso, e chi sa se avrai la forza di ricominciare. E poi il ghibli, il rovente vento del deserto che avvolge tutto e tutti in un’accecante polvere d’oro, e ottunde la mente e annichilisce il pensiero e fa venir voglia di rimandare tutto a dopo, quando sarà passato, ma non tutto si può rimandare a dopo, non tutto …
È un libro bellissimo, e drammaticamente vero: leggetelo.

Luciana Capretti, Ghibli, Rizzoli



barbara

Pubblicato il 1/9/2009 alle 0.16 nella rubrica Diario.

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